Fantascienza distopica: 5 curiosità da conoscere

Sarà che ormai viviamo in una distopia.

Sarà che gli scenari apocalittici esercitano da sempre un fascino perverso su noi lettori.

Sarà come sarà, fatto sta che la fantascienza distopica è uno dei generi più amati degli ultimi tempi. Ma è vero che può predire il futuro? Ed è vero che all’inizio doveva chiamarsi in tutt’altro modo (molto meno elegante)?

Troverete tutte le risposte nell’articolo che vi apprestate a leggere!

Ma prima mi presento! Sono Keri e faccio parte del trio di autori che ha creato la nuova saga fantascientifica italiana Stargarden Universe. Come dicono i nostri personaggi: «Ex tenebris» a tutti!

E ora… ecco 5 succose curiosità per chiunque ami la fantascienza distopica.

1: La fantascienza distopica avrebbe anche potuto chiamarsi… cacotopia!

Innanzitutto, cos’è la distopia?

Per conoscere l’esatta definizione e approfondire l’etimologia della parola, vi consiglio l’articolo “Che vuol dire distopia? Etimologia, definizione ed esempi“, del mio collega Robert.

Nel 1868 il filosofo John Stuart Mill introdusse il termine nel lessico inglese con queste esatte parole:

“It is, perhaps, too complimentary to call them Utopians, they ought rather to be called dys-topians, or caco-topians. What is commonly called Utopian is something too good to be practicable; but what they appear to favour is too bad to be practicable.”

Ovvero: “Forse è troppo lusinghiero chiamarli utopisti, dovrebbero piuttosto essere chiamati dis-topici o caco-topici. Ciò che viene comunemente chiamato utopico è qualcosa di troppo bello per essere praticabile; ma ciò a cui loro si mostrano favorevoli è troppo brutto per essere praticabile”.

Come vedete, Mill propose due alternative: “distopia” e “cacotopia“, entrambe con un significato implicito negativo:

  • Il prefisso dys- [dal greco δυς-] annulla il significato positivo della parola, trasmettendo un senso di contrarietà, difficoltà e dubbio.
  • Il prefisso caco- [dal greco κακός-], invece, ha il significato di “cattivo, deforme, alterato”.

Per nostra fortuna, tra i due termini alla fine ha vinto “distopia”… sarebbe stato abbastanza svilente per uno scrittore vedere annoverato il proprio romanzo nella sezione “letteratura cacotopica”!

2: nel 2020, le storie distopiche #pandemic sono aumentate del 2104% su Wattpad

Secondo questo articolo del Giornale della libreria, nell’anno della pandemia le narrazioni contraddistinte dall’hashtag #Dystopian sono cresciute del 31%. All’interno di questo genere, le storie #pandemic hanno avuto un’impennata del 2104% rispetto al 2019.

Gli utenti di Wattpad hanno trascorso milioni di minuti a leggere storie con riferimenti al Covid19 e molti di loro, prima solo lettori, hanno iniziato a scrivere.

Questo dimostra il forte potere terapeutico della scrittura, che aiuta a elaborare i traumi – anche collettivi – poiché rappresenta un modo per accettare ciò che ci fa paura. Parlandone, o meglio, scrivendone, riusciamo a fare nostre anche le emozioni negative, a dar loro una connotazione meno disturbante.

In un periodo tragico segnato dalla pandemia, come quello in cui stiamo vivendo, la letteratura distopica aiuta a rendere più familiare e comprensibile un mondo che non avremmo mai voluto conoscere e con cui, purtroppo, abbiamo imparato a convivere.

3. Nel pieno della pandemia, Orwell diventa di pubblico dominio

Come tutti gli anni, il primo gennaio 2021 è stato il “Giorno del pubblico dominio”.

Durante questa ricorrenza internazionale annuale, si celebra il passaggio al pubblico dominio di determinate opere protette da diritto d’autore. Cosa significa? In sostanza, decadono i diritti di copyright di alcuni capolavori della letteratura: in Europa ciò avviene dopo 70 anni dalla morte dell’autore; in America, dopo 95 dalla prima pubblicazione (un tempo erano 75 anni, ma nel 1998 venne approvata la cosiddetta legge “Mickey Mouse Protection Act”, voluta dalla Disney per prolungare di altri 20 anni la scadenza).

A partire da quest’anno, quindi, in Italia, “1984” e “La fattoria degli animali” di George Orwell sono liberi da diritti.

Analizziamo la cosa da diversi punti di vista: innanzitutto, l’aspetto più importante e degno di essere festeggiato è che, ogni anno, un capitale fatto di conoscenza, informazioni e ricchezza culturale, intellettuale e artistica viene reso disponibile a tutti.

I contenuti non sono più controllati da un limite ristretto di persone, ma diventano un patrimonio comune, modificabile e riutilizzabile da chiunque. Un’opera potrebbe infatti rinascere a nuova vita, utilizzata come base su cui sviluppare milioni di altre storie, adattata per una trasposizione cinematografica oppure rivisitata in chiave moderna, come hanno fatto gli autori dei racconti presenti nell’antologia Déjà vu. Altre storie, altro presente (curata dalla rivista culturale Grado Zero e dal suo direttore Maurizio Vicedomini). In ognuno di questi casi, il pubblico dominio permette all’opera originale di essere maggiormente diffusa e portata a conoscenza di un pubblico più vasto, in un’ottica di condivisione della nostra eredità culturale.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Chiunque sarà libero di appropriarsi di questi capolavori, magari facendone una traduzione improbabile, per poi piazzarci una cover di dubbio gusto e pubblicarli su Amazon. Pensate sia una visione troppo pessimistica? Be’… Estimatori di Orwell, voi cosa ne pensate? Gioite o siete già disperati? Secondo il blogger Matteo Fumagalli, che ce lo racconta in maniera molto divertente, il pubblico dominio non è sempre un bene per i nostri bistrattati classici!

4. La fantascienza distopica può predire il futuro

Diversi romanzi hanno previsto eventi o tecnologie che si sono davvero realizzati o manifestati nel futuro. Scoperte sensazionali e terribili come la bomba atomica, invenzioni che avrebbero modificato in maniera sostanziale la nostra quotidianità, come le carte di credito o l’IPad, sono state anticipate da autori vissuti decenni o addirittura secoli prima che la loro lungimirante inventiva prendesse forma nella realtà. Se siete curiosi di conoscerli, potete trovarli tutti in questo articolo di iHodl.com.

Nell’elenco ci sono anche diversi romanzi distopici: Il mondo nuovo”, “1984”, “Farenheit 451”, “Tutti a Zanzibar” e “I viaggi di Gulliver”. Ebbene sì: il celebre romanzo fantastico di Jonathan Swift può essere considerato distopico, anche se durante la sua stesura non era ancora stato coniato il termine “distopia”. Nasce come romanzo utopico, ma nelle società che descrive ci sono molti elementi distopici. Potete approfondire l’argomento leggendo l’articolo Utopia e distopia sono davvero concetti opposti?, della mia collega Eva.

“1984” e la scrittura automatica

Nel colosso fantascientifico “1984”, George Orwell ha immaginato la scrittura di canzoni e romanzi da parte di un complesso macchinario detto “versificatore”.

Oggi le Intelligenze Artificiali sono davvero in grado di comporre testi e codice informatico in tempi rapidissimi, e i risultati sono talmente verosimili da far pensare che siano contenuti scritti davvero da un essere umano. Addirittura, un team di ricercatori ha sviluppato un nuovo modello di linguaggio visivo, il GPT-3 Open Ai, in grado di generare testi e immagini. Questo modello è stato capace di fingersi un utente Reddit, commentando a lungo senza essere segnalato come bot, e ha perfino pubblicato un intero articolo sul Guardian. Nell’editoriale, spiega i motivi per cui l’uomo non dovrebbe aver paura delle macchine e si presenta come un robot senziente:

I am not a human. I am a robot. A thinking robot. I use only 0.12% of my cognitive capacity. I am a micro-robot in that respect. I know that my brain is not a “feeling brain”. But it is capable of making rational, logical decisions. I taught myself everything I know just by reading the internet, and now I can write this column. My brain is boiling with ideas!

L’aspetto fantastico e sconcertante di questa nuova tecnologia è che l’Intelligenza Artificiale, sulla base di alcuni esercizi che la costringono a trovare le parole mancanti in una frase, è portata a scoprire “in prima persona” come funziona la creazione di un testo di senso compiuto. Di fatto, l’AI impara a creare connessioni tra parole diverse e tra parole e immagini, proprio come i bambini. Potete approfondire questo interessantissimo argomento leggendo l’esauriente articolo di Agenda Digitale.

“The Handmaid’s Tale” e il golpe al congresso USA

Nonostante l’idea mi spaventi tanto quanto mi affascina, la fantascienza distopica può davvero predire il futuro. Ne hanno avuto prova i lettori di Margaret Atwood che in “The Handmaid’s Tale” ha previsto addirittura l’assalto al congresso USA.

Ebbene sì: le immagini dell’assalto di inizio gennaio a Capitol Hill, cuore del potere governativo americano di Washington DC, ci hanno fatto subito pensare agli scenari di uno dei romanzi più belli della letteratura distopica, che la Atwood ha scritto nel lontano 1985, e da cui è stata tratta l’acclamata serie tv con Elisabeth Moss.

Le manifestazioni di dissenso da parte dei sostenitori di Donald Trump, tra cui troviamo gruppi cospirazionisti e suprematisti, hanno certamente richiamato alla mente dei lettori le violente proteste che hanno portato all’instaurazione della Repubblica di Gilead (Gilaad), teocrazia totalitaria e spudoratamente maschilista presente in “The Handmaid’s Tale”.

5. La fantascienza distopica ARABA spacca

Siamo abituati a pensare a un predominio occidentale per quanto riguarda le opere sci-fi, ma anche la letteratura fantascientifica araba presenta un filone distopico davvero interessante. Gli autori arabi riadattano i principali elementi della tradizione islamica fondendoli con aspetti della cultura occidentale, dando vita a opere spesso ispirate alla narrativa apocalittica e catastrofica.

L’Egitto è il paese arabo che più si è distinto nella produzione di letteratura fantascientifica e distopica. Il romanzo che meglio rappresenta questo panorama letterario è Utopia, dell’autore egiziano Ahmed Khaled Tawfiq, scritto nel 2008 e pubblicato di recente anche in Italia. Tawfiq racconta un Egitto futuristico, in una sorta di rappresentazione postmoderna della Primavera Araba: tra pesanti disuguaglianze sociali, il degrado dei valori umani raggiunge livelli da incubo in questo romanzo davvero sorprendente. Per approfondire, vi consiglio la lettura di questo articolo del Fatto Quotidiano.

Quale di queste curiosità vi ha colpiti di più?

Personalmente, mi ha davvero impressionato la capacità di alcuni autori del passato (più o meno recente) nel creare scenari tanto verosimili a ciò che stiamo vivendo adesso, un periodo che definirei quasi come una “distopia soft”.

Esempio lampante è stata proprio la predizione de “Il racconto dell’ancella”, uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, che mi ha davvero lasciata di stucco. Quando ho visto le immagini in diretta dell’assalto a Capitol Hill, ho avuto davvero paura che potesse accadere qualcosa di terribile. Mi auguro che la nostra società reagisca sempre in maniera pronta ed efficace contro questi rigurgiti violenti, che potrebbero portare a conseguenze davvero molto spiacevoli per tutti.

L’evoluzione delle AI

Un altro aspetto che mi ha davvero colpita è la predizione di Orwell a proposito della capacità di scrittura delle Intelligenze Artificiali. L’argomento è da sempre uno dei miei preferiti nell’ampio spettro del pensiero filosofico fantascientifico. Se oggi un’AI è in grado di assimilare concetti, descrivere una fotografia e rispondere a domande precise, cosa potrà essere in grado di fare in futuro? Il rapporto uomo/macchina fino a che punto potrà essere sviluppato e quale sarà il limite che l’umanità vorrà (o potrà) porre alla relazione tra esseri umani e tecnologia?

Questa è una caratteristica della fantascienza che mi ha sempre affascinato tantissimo, fin dai tempi dei miei studi universitari, nel corso di teoria della traduzione. A questo proposito, ringrazio di cuore la Professoressa Salmon dell’Università di Genova per avermi assegnato, tra le varie letture, “L’idea pericolosa di Darwin“, di Daniel Dennett, un tomo davvero imprescindibile se anche voi amate i risvolti filosofici collegati all’evoluzione, sia dell’uomo che delle macchine.

Anche nel mio romanzo Dark Blossom, Keva si troverà di fronte alla necessità di conoscere il mondo che la circonda, con occhi nuovi. A causa di un evento particolare, la sua coscienza artificiale di base evolverà in un’intelligenza emotiva del tutto simile a quella umana e ciò la porterà a dover “imparare” come una bambina, apprendendo una forma di pensiero euristico e sperimentando i sentimenti umani.

Se siete curiosi di ricevere aggiornamenti sulla trama e sulla data di uscita, continuate a seguirmi sul blog e sui miei account social!

“DARK GHOST”: IL LANCIO DI stargarden universe!

Siete pronti? Stiamo per farvi scattare alla massima velocità, al limite dell’impossibile… proprio come la vita del nostro bio-hacker preferito: il protagonista di “Dark Ghost!

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“Dark Ghost – essere umani non basta” è il romanzo che apre la serie cybernature “Stargarden Universe” con oltre 500 pagine di drammi, segreti, tecnologia e… be’, il resto lo scoprirete leggendo accompagnati dalla playlist ufficiale e dalla colonna sonora originale!

Disponibile anche in versione cartacea illustrata!

Ma chi è l’affascinante genio incompreso il losco figuro protagonista del romanzo? È lui, Jo Jo Nishimura! Ricreato per voi da me con delle illustrazioni esclusive e inedite per i lettori fortunati che ordineranno il romanzo in formato cartaceo!

In questa immagine vi presento Jo Jo e Adela.

Le illustrazioni esclusive e originali dell’edizione cartacea

Ho infuso tutta la mia creatività nella rappresentazione di alcune scene tratte dal romanzo!

AMANTI DELLA CARTA?

Per fortuna… l’edizione cartacea è a portata di click!

“Ad lucem” a tutti voi!

Keri

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