Distopia, libri girlpower: 10 titoli consigliati

Un grande dubbio ha afflitto la redazione del blog Stargarden negli ultimi giorni:

«Come possiamo scrivere un articolo su distopia, libri da leggere e consigli per gli acquisti… senza essere ripetitivi?»

In rete circolano già molti post interessanti sui romanzi suggeriti per avvicinarsi al genere distopico. Così, per proporre qualcosa di un po’ diverso, abbiamo pensato di esplorare un aspetto specifico di questo filone: il lato girlpower!

In questo articolo troverete tanti libri stimolanti per chi ama i personaggi femminili forti e determinati. Sono le opere che in redazione abbiamo amato di più, oppure quelle che vorremmo leggere, che svettano in cima alle nostre liste dei desideri o che abbiamo scoperto grazie ai gruppi dedicati alla fantascienza o a siti di settore.

Parleremo di autori e autrici, libri italiani e stranieri, storie che provengono da Oriente e da Occidente.

Io sono Keri, una delle tre teste che ha dato vita alla saga fantascientifica Stargarden Universe! Come dicono i nostri protagonisti, “Ex Tenebris” a voi e… cominciamo!

Distopia, libri girlpower: i 10 consigli della redazione Stargarden

1. “Momo”, Michael Ende (1973)

Ebbene sì. Esordiamo così, con Momo.

Capolavoro scritto negli anni Settanta dallo scrittore tedesco Michael Ende, già amatissimo per La Storia Infinita, Momo è una fiaba che parla di amicizia, coraggio, emozioni. Una storia per bambini. Una favola in grado di incanalare messaggi importanti, che fanno riflettere, e dovrebbe essere letta anche e soprattutto dagli adulti.

Ma cosa c’entra con la fantascienza? E perché la annoveriamo in una lista di libri distopici girlpower?

Procediamo con ordine. Ho letto questo libro quando frequentavo le scuole medie, verso gli undici anni. L’ho letto svariate volte e ne sono sempre stata affascinata: mi rivedevo in Momo, una bambina strana, con un dono particolare. Momo sa ascoltare come nessun altro al mondo. È una bambina diversa da tutti gli altri, quasi ultraterrena.

Momo “c’è sempre stata“, non ha genitori (pare essere fuggita da un orfanotrofio) e non si capisce bene quanti anni abbia. Abbiamo quindi una protagonista misteriosa, che i miei occhi di bambina vedevano quasi “aliena”.

Fantasy e distopia

Momo compare una mattina in una città e in un’epoca non precisate, una specie di mondo parallelo al nostro, e inizia a donare il suo tempo agli altri. Tempo, “l’unica cosa di cui è ricca“. Lo fa ascoltando le loro storie, i loro dilemmi e le loro sofferenze e azzerandole, dando un senso di pace e completezza alla comunità. Fino a quando fanno la loro comparsa nel tessuto sociale degli esseri a dir poco inquietanti: i Signori Grigi. Silenziosi, seriosi e cinerei, dapprima passano quasi inosservati… come nelle più classiche delle distopie.

A poco a poco, i Signori Grigi convincono gli uomini a “risparmiare” il loro tempo, depositandolo nella Cassa di Risparmio del Tempo, promettendo di restituirlo con gli interessi ai risparmiatori a partire dal loro sessantaduesimo anno. In realtà, i grigi non sono altro che ladri di tempo: è la loro materia vitale, si nutrono delle ore concesse agli uomini come se fossero dei parassiti dimensionali. E gli esseri umani, senza rendersene conto, vivono in maniera sempre più frenetica, quasi come automi, senza più interessi, affetti, emozioni… finché le loro vite non diventeranno vuote come gusci di noce e dimenticheranno la loro stessa esistenza.

I grigi, con le bombette e i completi color cenere, con i sigari sempre accesi e le inseparabili ventiquattore, sono una vera e propria minaccia per un’umanità sempre più soggiogata, al ritmo di assillanti esortazioni ripetute dai manifesti luminosi che compaiono sui muri della grigia metropoli:

Tempo risparmiato è tempo raddoppiato“, “Migliora la tua vita… risparmia il tempo!

E non vi pare una stramaledetta distopia orwelliana, questa?

In Momo mancano le caratteristiche salienti della fantascienza intese come sviluppo tecnologico, elementi scientifici o avveniristici, ma tutti noi sappiamo bene che la fantascienza non è soltanto questo, anzi. Ciò che ci fa amare questo genere è esattamente la stessa cosa che mi ha fatto amare Momo quando avevo undici anni: queste storie in realtà ci raccontano qualcos’altro. Attraverso simbolismi e metafore, evidenziano alcuni aspetti della nostra società, analizzata sotto il profilo filosofico, morale e umano.

“La narrativa” che “diviene pretesto per allegorie parafilosofiche e metafore politico-sociali”, anche secondo Treccani, è una delle prove migliori della fantascienza odierna.

E Momo fa proprio questo: ci racconta uno degli aspetti fondamentali della nostra società, la gestione del tempo. Ci suggerisce che, forse, l’uomo moderno dovrebbe rivedere le proprie priorità, per capire come disporre al meglio dei giorni che ci sono concessi. E lo fa con delle trovate assolutamente geniali, in parte molto attinenti al mondo della fantascienza. Come la tartaruga Cassiopea, che può comunicare attraverso lettere luminose che appaiono sul suo guscio e che riesce a prevedere il futuro di trenta minuti, o come le Orefiori, un’invenzione molto congeniale soprattutto a noi di Stargarden!

Allorché il pendolo astrale si stava avvicinando al bordo dello stagno, emerse in quel punto dall’acqua scura una grande gemma che quanto più il pendolo le si accostava tanto più sbocciava, fino a che si posò, completamente fiorita, sullo specchio d’acqua.
Momo non aveva mai visto un fiore di tale stupenda bellezza, che pareva formato soltanto di colori sfolgoranti, né aveva mai immaginato che simili colori potessero esistere.

Non potevo scrivere un articolo su distopia e libri girlpower senza parlare di Momo, che, con il suo talento nell’ascolto, nel sapersi donare agli altri, nell’infondere coraggio e speranza, è l’unica in grado di incrinare il sistema ingannevole e il regime oppressivo dei Signori Grigi.

2. “Il Racconto dell’Ancella”, Margaret Atwood (1988)

Non giriamoci intorno: amo questo romanzo. Lo amo in tutte le maniere in cui si può amare un libro. E amo Margaret Atwood (mia musa ispiratrice) che lo ha donato al mondo, insieme a una sequela di verità che è sempre bene ricordare.

We still think of a powerful man as a born leader and a powerful woman as an anomaly.
― Margaret Atwood

In questo romanzo, la Atwood ha dato vita a un mondo distopico che è uno dei più rappresentativi del genere. La sua visione è stata tanto lungimirante da essere riuscita a prevedere il futuro. Se volete saperne di più a proposito della “profezia” della Atwood, vi consiglio di leggere l’articolo “Fantascienza distopica: 5 curiosità da conoscere”, pubblicato di recente qui sul blog di Stargarden.

La struttura della distopia atwoodiana

La Repubblica di Galaad (o Gilead) ci viene descritta come uno stato totalitario teocratico di ispirazione biblica, nato dopo un golpe avvenuto negli Stati Uniti per mano di alcuni estremisti religiosi. Sappiamo anche che questo mondo distopico è ammorbato da un’enorme quantità di rifiuti tossici rilasciati nell’aria e nel terreno, che hanno distrutto gran parte delle coltivazioni.

L’altro aspetto fondamentale della distopia atwoodiana è l’abbassamento repentino del tasso di natalità. Queste problematiche sono state il motore che ha portato alla nascita di Galaad, il cui unico nobile scopo pare essere la procreazione e il conseguente aumento delle nascite. Per far sì che ciò avvenga, la società è divisa in caste a seconda del genere, dello status sociale e, cosa più importante, della fertilità.

Ed è proprio in una di queste caste, la più preziosa per Galaad ma anche la più maltrattata, che conosciamo la nostra protagonista, Offred: “of-Fred”, a simboleggiare l’appartenenza al suo Comandante (Difred nell’edizione italiana). Prima di Galaad, Offred era una giovane donna lavoratrice, moglie e madre. Adesso è un’Ancella, e la sua bambina le è stata strappata via.

“La normalità, diceva zia Lydia, significa ciò a cui si è abituati. Se qualcosa potrà non sembrare normale al momento, dopo un po’ di tempo lo sarà. Diventerà normale.”

Le Ancelle sono le donne fertili assegnate ai Comandanti, i detentori del potere nella gerarchia del nuovo stato totalitario. Alle Ancelle è affidato il sacro ruolo della procreazione, motivo per cui sono sempre riconoscibili dagli abiti di colore rosso scarlatto. Sono delle risorse nazionali da proteggere, ma anche da schiavizzare, umiliare e punire al primo accenno di ribellione, per far sì che siano sempre docili e obbedienti.

In questo mondo in cui le donne sono divise in Ancelle, Mogli, Marte, Zie, Nondonne non c’è spazio per nulla che non sia seguire ciecamente i propri obblighi e i propri ruoli. Non c’è spazio per la dignità o la realizzazione personale. Alle donne è severamente vietato leggere e scrivere. Possono solo lavorare a maglia, organizzare party casalinghi, fare giardinaggio se sono Mogli. Cucinare, pulire, occuparsi della casa se sono Marte. Fare la spesa, passeggiare, essere violentate se sono Ancelle. Scavare rifiuti tossici nelle Colonie fino alla morte se sono Nondonne.

“Non temono che ce ne andiamo di nascosto. Non arriveremmo lontano. Temono altre fughe, quelle che puoi aprirti dentro, se hai un oggetto con un bordo tagliente.”

Questo romanzo è un pugno nello stomaco. A volte è necessario riprendere fiato durante la lettura, ma è innegabile che sia uno dei più riusciti in assoluto nella storia della narrativa distopica. Un titolo imprescindibile per gli amanti del genere e immancabile nella mia lista di libri girlpower.

The Handmaid’s Tale, l’adattamento del romanzo, è anche una delle più acclamate serie tv di questi ultimi anni. Se siete curiosi di saperne di più o non l’avete ancora vista, rimediate quanto prima e documentatevi leggendo questo articolo.

Non credo esista eroina migliore per rappresentare il girlpower, quando si parla di distopia: Offred è quanto di più girlpower possa esserci sulla faccia della Terra.

Non ci avrebbero dovuto dare un’uniforme se non volevano diventassimo un esercito.”

Ma come è riuscita Margaret Atwood a strutturare una distopia così verosimile?

Un futuro distopico che è anche un monito

The Handmaid’s Tale ci racconta semplicemente una storia vera.

Vera, per una scelta ben precisa fatta dall’autrice trent’anni fa. Vera, perché, come ha rivelato la stessa Atwood, non racconta alcun crimine “che il genere umano non ha già commesso, da qualche parte nel mondo e in qualche periodo della storia“. Basti pensare al nazismo, all’ascesa della destra evangelica negli USA o, più di recente, all’Isis o alla repressione degli omosessuali in Cecenia.

La forza di questo romanzo sta proprio nell’aver dato vita a un mondo che non è nient’altro che il ritratto di ciò di cui l’umanità è capace di fare a se stessa. In questo interessante articolo di Rivista Studio potrete trovare tutti i parallelismi tra la nostra realtà e quella narrata dalla Atwood. Per questo Il Racconto dell’Ancella non è soltanto un romanzo femminista, ma ci dà modo di renderci conto del male che siamo in grado di fare ai nostri simili nel nome delle convinzioni ideologiche più sbagliate.

“Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà “di” e la libertà “da”. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.”

Leggendo Il Racconto dell’Ancella, la sensazione che ci afferra e non ci abbandona più è simile a un’inarrestabile quanto illuminante presagio di ciò che potrebbe accaderci davvero, se non cambiamo qualcosa. Forse è proprio per questo che il libro della Atwood ha avuto tanto successo ed è destinato a diventare (sempre che non lo sia già) uno dei più grandi classici non solo della fantascienza, ma della narrativa in generale.

Margaret Atwood con il suo primo editore italiano, Mario Monti. Foto di Mario Biondi concessa con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

3. “Battle Royale”, Koushun Takami (1999)

Eccoci a un altro libro cult del genere distopico.

“Un gioco crudele. Quarantadue ragazzi. Un solo sopravvissuto.”

Battle Royale è il libro più venduto di tutti i tempi in Giappone.

E inoltre, cosa che forse non sapete (soprattutto se siete molto giovani), è considerato il “precursore” di Hunger Games! Ebbene sì. I due titoli hanno di certo alcuni aspetti fondamentali in comune, cosa che ha provocato reazioni accalorate nei fan del romanzo nipponico. Eppure, nonostante un’assonanza di fondo, vi assicuro che i due romanzi non potrebbero essere più diversi tra loro.

Se volete leggere un’interessante disamina della questione, vi suggerisco la lettura di questo articolo di Grado Zero, “Distopie all’ultimo sangue”.

Veniamo ora alla trama. La storia vede come protagonisti degli studenti di una scuola media che sono costretti a combattere tra loro fino alla morte, in un Programma gestito da un autoritario governo conosciuto come “Repubblica della Grande Asia Orientale”.

Per far sì che gli studenti obbediscano alle regole e si uccidano a vicenda, gli organizzatori li costringono a indossare dei collari metallici, che monitorano le loro azioni ed esplodono se gli studenti si fermano in una “zona vietata” o se tentano di rimuovere il dispositivo. “Mors tua vita mea” diventa quindi una necessità, più che una regola imposta, e provoca reazioni molto diverse tra i giovani partecipanti.

“La nostra è una nazione schifosa. Se non potete sopportarla, allora la cosa più saggia da fare sarebbe abbandonarla e andare da qualche altra parte. Ci sono dei modi per scappare da questo paese. Si può evitarne il fetore. Potreste provare nostalgia, qualche volta, per un attimo, ma la vita fuori sarebbe meravigliosa…”

“Battle Royale” presenta vari personaggi femminili di spicco, in particolare due molto interessanti e diversi tra loro: Noriko Nakagawa (una dei tre protagonisti della storia) e Mitsuko Soma.

Se Noriko è un personaggio positivo, dal carattere tranquillo e riservato, Mitsuko, invece, è una “femme fatale” bellissima e letale.

Noriko, conosciuta anche come “Femmina numero 15, è una ragazza buona, allegra e ingenua. Da grande vorrebbe diventare un’insegnante, ma finisce nel Programma e la sua vita cambia per sempre. Noriko è la protagonista femminile e all’interno del romanzo la sua figura è utilizzata per rappresentare una voce esterna, come quella dell’autore o del pubblico. 

Mitsuko è presentata come una ragazza bellissima ma terribile che ha avuto un’infanzia traumatica. Chiamata anche “Femmina numero 11”, Mitsuko è l’antagonista secondaria della storia e la partecipante che uccide più studenti durante il gioco, dopo Kazuo. Il suo personaggio è molto affascinante: incarna perfettamente il ruolo della manipolatrice, ma ha la psiche contorta di una bambina. Ciò a causa delle ripetute violenze a cui è stata sottoposta fin dall’infanzia. (Sì, è lei il mio personaggio preferito).

 “…tutti avevano portato via qualcosa a Mitsuko, oppure molto. Nessuno le aveva dato niente. E alla fine lei era diventata un guscio vuoto.”

In questo gioco al massacro, solo l’ultimo sopravvissuto avrà la possibilità di tornare a casa. Messe di fronte alla necessità di sopravvivere, Noriko e Mitsuko dimostrano di avere tutte le carte in regola per giocarsela fino all’ultimo proiettile.

L’autore si è avvalso della collaborazione del mangaka Masayuki Taguchi, per rielaborare il testo e adattarlo in versione manga, con l’intento di conferire maggior spessore ai suoi personaggi e mostrarli al pubblico per come li ha immaginati, fornendo maggiori dettagli rispetto al romanzo. Possiamo dire che la scelta si è rivelata azzeccata, perché ha consacrato al successo definitivo la sua opera.

Takami è riuscito a creare un mondo distopico che risulta ancora oggi sconvolgente. Lo stile è piacevolmente scorrevole, originale, fluido, e la crudezza di certe scene unita all’approfondimento psicologico dei personaggi lo rende un libro cult del genere, assolutamente da non perdere.

4. “Hunger Games”, Suzanne Collins (2008)

Non si può parlare di distopia senza parlare di “Hunger Games“. E non si può parlare di girlpower senza citare Katniss Everdeen.

“Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!”

Hunger Games ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed è rimasto nella lista dei bestseller del New York Times per ben 92 settimane. Come tutti saprete, la trilogia è stata adattata anche negli omonimi film, campioni d’incassi negli Usa e nel mondo.

Perfino un maestro della narrativa come Stephen King ha dato al romanzo un’opinione positiva, nonostante le critiche garbate per l’oggettiva banalità del triangolo amoroso tra Katniss e i due personaggi maschili principali, su cui la Collins riesce abilmente a ricamare continui sviluppi in tutta la saga. Il maestro dell’orrore ha rivelato che la lettura di Hunger Games può dare dipendenza:

The Hunger Games […] is a violent, jarring speed-rap of a novel that generates nearly constant suspense and may also generate a fair amount of controversy. I couldn’t stop reading
[…]
Reading The Hunger Games is as addictive (and as violently simple) as playing one of those shoot-it-if-it-moves videogames in the lobby of the local eightplex; you know it’s not real, but you keep plugging in quarters anyway.”

Un tributo alla distopia mondiale

Il romanzo è ambientato in un Nord America post apocalittico. Protagonista è la sedicenne Katniss Everdeen, che vive a Panem, una nazione divisa in distretti e governata da un regime totalitario con sede a Capitol City.

Come conseguenza a un passato tentativo di ribellione, il regime organizza ogni anno un reality show molto particolare, gli Hunger Games che danno titolo al romanzo: ciascun distretto deve partecipare con due ragazzi, un maschio e una femmina tra i dodici e i diciotto anni, scelti tramite sorteggio: i cosiddetti tributi.

I giochi non sono altro che un combattimento all’ultimo sangue, in cui i tributi dovranno uccidersi a vicenda per riuscire a sopravvivere. L’ultimo rimasto sarà il vincitore: non solo il più forte, ma colui o colei che sarà in grado anche di conquistare il pubblico, gli sponsor, l’audience.

“Come deve essere vivere in un mondo in cui i pasti compaiono premendo un pulsante? Come passerei le ore che di solito dedico a setacciare i boschi, se il cibo fosse così facile da trovare? Cosa fanno tutto il giorno questi abitanti di Capitol City, a parte adornare i propri corpi e andarsene in giro aspettando che un nuovo carico di tributi arrivi a morire per il loro spasso?”

La Collins ha dichiarato che l’idea di base del romanzo è nata mentre faceva zapping in tv e che il servizio di suo padre nella guerra del Vietnam è stato di grande ispirazione per comprendere la paura di perdere una persona amata e le profonde emozioni che la accompagnano. Ha anche citato come parallelo a Panem il mito greco di Teseo, nel quale la città di Atene era costretta a inviare giovani uomini e donne a Creta per essere divorati dal Minotauro.

Un’eroina carismatica

Katniss ci dimostra il suo valore già all’inizio del primo libro, offrendosi al posto della sorella Primrose, estratta a sorte come tributo. Sa di aver poche possibilità di farcela, ma farà di tutto per tornare da Prim. Katniss lotta per sopravvivere da quando è nata, cacciando e procurando il cibo per la madre e la sorella.

La ragazza del dodicesimo distretto, che si offre come tributo per il bene della sorella, è la voce narrante del romanzo. Con lei si crea subito una forte empatia, il lettore capisce già dalle prime fasi che la protagonista è nata per combattere ed è destinata a rappresentare l’elemento destabilizzante che porterà il regime alla disfatta.

Katniss incarna l’eroina sempre pronta a sacrificarsi per gli altri, anche a discapito dei propri sentimenti, e i cui valori morali come solidarietà, rispetto, empatia non vengono soffocati nemmeno dall’istinto di sopravvivenza più puro e incontrollabile. Una guerriera dall’animo altruista, ma dotata di grande carisma e determinazione, caratteristiche che la porteranno a essere identificata con epiteti come “la Ragazza di Fuoco” o “la Ghiandaia Imitatrice” (nei libri successivi).

“Se noi bruciamo, voi bruciate con noi.”

Hunger Games è una combinazione ben riuscita di intrattenimento, emozioni e distopia pura: la Collins è riuscita a far letteralmente impazzire il mondo, aprendo la strada a questo sottogenere anche in Italia. Già solo per questo merito, i romanzi di Hunger Games non possono mancare nella libreria di un appassionato di fantascienza distopica.

5. “La ragazza meccanica”, Paolo Bacigalupi (2009)

Questo libro è molto interessante sotto diversi aspetti: innanzitutto, l’autore è di origini italiane ed è vincitore di alcuni prestigiosi premi letterari, tra cui Hugo e Nebula proprio con “La Ragazza Meccanica”, suo romanzo d’esordio. Le tematiche scientifiche e bio-ambientali che vi si ritrovano sono molto affini a quelle cybernature di Stargarden, motivo per cui questo libro ci ha attratti subito!

Appartenente al filone fantascientifico biopunk, il romanzo si apre con uno scenario quasi apocalittico, con un’umanità in piena crisi energetica e in lotta per la sopravvivenza contro l’innalzamento del livello dei mari che ha devastato il pianeta.

In questa Terra sconvolta dai cambiamenti climatici, alcune potenti multinazionali hanno diffuso delle malattie per distruggere le riserve alimentari mondiali e costringere il mercato ad acquistare i loro semi resistenti alle infestazioni, geneticamente modificati. Ciò ha dato il via libera alla diffusione di piaghe letali, per i vegetali e per l’uomo. In questo panorama desolante, sia dal punto di vista ambientale che sociale, si dipanano le vicende della nostra protagonista.

La “ragazza meccanica” del titolo è un essere umano artificiale prodotto dalla bioingegneria giapponese. Inizialmente creata per soddisfare gli appetiti degli acquirenti come una moderna geisha, è stata abbandonata in Thailandia dal suo proprietario, un uomo d’affari di Kyoto, che ha preferito trattarla alla pari di un rifiuto piuttosto che sborsare il denaro necessario al suo rientro in Giappone.

Emiko, questo il nome dell’androide, affronta una serie infinita di violenze e angherie, più di tutti gli altri personaggi all’interno del romanzo. Ne subisce anche dai suoi stessi creatori, che la progettano con una pelle perfettamente liscia ma non si preoccupano di dotarla di meccanismi di traspirazione, motivo per cui rischia molto facilmente di surriscaldarsi e morire.

Neo persone o non-persone?

Le Neo Persone come Emiko sono considerate alla stregua di giocattoli per i più abbienti, e le loro emozioni, la rabbia, l’amore, la frustrazione (che provano come un qualsiasi essere umano) non sono mai considerate autentiche, né interessano a nessuno.

“Ma quella era Kyoto, dove le Neo Persone erano di casa, dove quelli come lei svolgevano attività utili e a volte erano addirittura tenuti in considerazione. Non umani, certo, ma nemmeno una minaccia come erano visti dalla gente di questa cultura primitiva e basilare. Di sicuro non erano diavoli, come mettevano in guardia i grahamiti dai loro pulpiti, e nemmeno le creature senz’anima che qualche monaco buddhista immaginava sputate dall’inferno; per costoro erano creature incapaci di avere un’anima o un posto nel ciclo della rinascita proteso al Nirvana.”

Emiko dovrà riuscire a superare i blocchi psicologici imposti dall’educazione ricevuta e dalle modificazioni genetiche che la rendono servile e sottomessa, per difendersi dalle torture dei suoi perfidi aguzzini.

Una storia di riscatto e vendetta in cui ancora una volta, lasciatemelo dire, è una donna a dover combattere con le unghie e con i denti (sintetici!) in nome del diritto a un’esistenza dignitosa, per poter finalmente guadagnare la libertà.

6. “Ragazze elettriche”, Naomi Alderman (2016)

Questo romanzo è stato identificato da alcuni come l’erede de “Il Racconto dell’Ancella”, per le sue tematiche legate al ruolo della donna all’interno della società. Ha vinto il Women’s Prize for Fiction ed è stato anche inserito nella lista dei 10 migliori libri dell’anno del New York Times. Inoltre, il romanzo diventerà una serie tv per Amazon Prime Video.

Il romanzo ha una struttura narrativa davvero interessante: inizia con uno scambio di lettere, a metà tra l’informale e il professionale, tra il saggista storico Neil Adam Armon (geniale… ho sempre amato gli anagrammi!) e la scrittrice (o forse una sua omonima), Naomi. Neil è ansioso di proporre a Naomi il suo primo romanzo, ma la trama provoca in entrambi forti dubbi sulla sua verosimiglianza: un mondo dominato dagli uomini, chi potrebbe mai crederci? Con questo stratagemma l’autrice ci catapulta all’interno della sua potente distopia.

“Agli uomini non è più permesso di guidare automobili.
Agli uomini non è più consentito possedere aziende.
Agli uomini non è più permesso di riunirsi, nemmeno in casa, in gruppi più grandi di tre, senza una donna presente.
Agli uomini non è più consentito votare – perché i loro anni di violenza e indegnità hanno dimostrato che non sono adatti a prendere decisioni o a governare.
Una donna che colga un uomo a disubbidire a queste leggi in pubblico è non solo autorizzata, ma tenuta a punirlo immediatamente.”

Le donne sono diventate il genere dominante sulla Terra. Hanno raggiunto il potere assoluto grazie alla capacità di emettere scosse elettriche, una dote che ben presto ha innescato un’inedita gerarchia di potere con tutte le conseguenti perversioni e crudeltà tipiche dei regimi totalitari.

Il romanzo ci racconta una società completamente diversa dalla nostra, ma allo stesso tempo molto simile, incentrata sulla discriminazione sessuale ma con un rovesciamento dei ruoli, in cui le donne distruggono, violentano, seviziano e uccidono gli uomini, che sono vittime di violenza di genere legittimata dalle istituzioni.

Facendo riferimento alla recensione di “Leggere distopico”, riportiamo che questo romanzo ha dei risvolti che possono non piacere a tutti: vi è “un susseguirsi di violenze, vendette, crimini efferati, odio allo stato puro!

Il messaggio che l’autrice vuole veicolare attraverso il romanzo si palesa grazie a una tecnica semplice ma efficace. La situazione attuale viene ribaltata completamente: le violenze e le umiliazioni subite dagli uomini (e dalle donne più deboli) di “Ragazze elettriche” riescono a farci percepire la gravità di quelle che avvengono nel mondo reale.

Il contesto fantascientifico è solo un pretesto per un’analisi profonda della nostra società, fondata da sempre su modelli sbagliati. Il romanzo diventa distopia perché la presa di potere delle donne non porta affatto a un mondo migliore.

“La forma del potere è sempre la stessa: è la forma di un albero. Dalle radici fino alla cima, un tronco centrale che si ramifica e ramifica all’infinito, aprendosi in dita sempre più sottili, protese in avanti. La forma del potere è il disegno di una cosa viva che tende verso l’esterno, e manda i suoi sottili filamenti un po’ oltre, e ancora un po’ più oltre.”

Il Potere (l’edizione originale si intitola proprio “The Power”) è sempre pericoloso quando finisce nelle mani sbagliate. Non dobbiamo fondare il nostro mondo sul potere, perché qualunque strada si prenda, sarà sempre dolorosa per qualcuno. Possiamo e dobbiamo immaginare un mondo migliore di questo. E forse è proprio quello che l’autrice vuole farci capire, nel modo più brutale possibile. 

7. “Quinta stagione”, N. K. Jemisin (2019)

N. K. Jemisin è già di per sé una rappresentante eccezionale della letteratura girlpower: è la prima autrice afroamericana ad aver vinto il premio Hugo per il miglior romanzo, con “La Quinta stagione”. Ma non solo: nei due anni successivi ha ripetuto il successo con gli altri romanzi della trilogia La terra spezzata, diventando così la prima autrice capace di vincere il premio per tre anni di fila, e di vincerlo con tutte le opere che compongono la saga.

“In un campo della narrativa che è stato storicamente appannaggio degli scrittori maschi bianchi, i pluripremiati romanzi di N. K. Jemisin descrivono complessi mondi multiculturali di una profondità narrativa e di una bellezza senza precedenti. Questi libri sono un autentico dono per l’intera nostra cultura.” The Guardian)

Primo capitolo della trilogia La Terra spezzata, La Quinta Stagione è ambientato in un mondo in cui è presente un solo continente, chiamato Immoto. Quando un’enorme frattura si apre nell’Immoto, a poco a poco il cielo viene coperto di cenere, il sole scompare e intere città vengono rase al suolo dai movimenti della terra: inizia la cosiddetta Quinta Stagione.

È così che finisce il mondo

Il Padre Terra ragiona in ere, ma non dorme mai e poi mai. E non dimentica.

Gli abitanti dell’Immoto sono abituati alle catastrofi periodiche che devastano il continente. Gli orogeni possiedono un potere che permette loro di prevedere, controllare e perfino provocare queste catastrofi. Questo li rende gli individui più temuti dell’Immoto, ma al contempo anche i più odiati.

Lo sa bene Essun, che ha appena perso il figlio, ucciso perché aveva manifestato il suo stesso, temutissimo potere. Lo sa bene Damaya, rifiutata dai genitori e tenuta rinchiusa in un fienile non appena il potere si è manifestato, senza che lei riuscisse a controllarlo. E lo sa bene Syenite, che ha dedicato la sua vita allo studio dell’orogenia ed è pronta a donarsi al suo superiore, che teme e detesta. Tre orogene, tre personaggi potenti, tre destini che si incrociano.

“Ciò che devi ricordare è questo: la fine di una storia è solo l’inizio di un’altra. È già accaduto, dopo tutto. La gente muore. I vecchi ordini passano. Nascono nuove società. Quando diciamo: “È la fine del mondo”, di solito è una bugia, perché in realtà il pianeta sta bene.

Ma è così che finisce il mondo.

È così che finisce il mondo.

È così che finisce il mondo.

Per l’ultima volta.”

Questo è un romanzo che ho amato con tutto il cuore, scritto con maestria e capace di turbare e impressionare il lettore. Questo libro scuote nel profondo, come i terremoti che devastano l’Immoto, ed è davvero la fine del mondo. Ho capito subito che avrei dovuto di certo includerlo in un articolo su distopia e libri girlpower non appena ho letto la dedica in apertura dell’autrice N. K. Jemisin:

“A quanti devono combattere per ottenere quel rispetto che agli altri è garantito”.

8. “Così si perde la guerra del tempo”, Amal El-Mohtar e Max Gladstone (2019)

Questo è un libro che non lascia indifferenti: o si ama o si odia.

Nella Redazione di Stargarden siamo rimasti colpiti dall’enorme successo di questo libro durante la sua uscita: Instagram era letteralmente invaso da stories entusiaste che parlavano della storia d’amore tra Rossa e Blu, le protagoniste del romanzo.

Tra le ceneri di un mondo in rovina, un agente del comandamento trova una lettera: “bruciare prima di leggere”. Inizia così la strana corrispondenza tra due agenti rivali, Rossa e Blu, emissarie di due fazioni in lotta, ciascuna desiderosa di controllare il passato per dominare il futuro.

Ma quella che è iniziata come una sfida a distanza presto si trasforma in qualcosa di diverso. Qualcosa di epico. Qualcosa di romantico… qualcosa che potrebbe farle uccidere.

“Quando Rossa vince, è sola.
Il sangue le liscia i capelli. Espira vapore nell’ultima notte di questo mondo morente.
“È stato uno spasso” pensa, ma il pensiero inacidisce mentre lo formula. È stato semplice, almeno. Arrampicarsi su nel passato per i fili del tempo e assicurarsi che nessuno sopravviva a questa battaglia per rimescolare i futuri che la sua Agenzia ha stabilito: i futuri in cui l’Agenzia regna, in cui la stessa Rossa è possibile.”

Delle due cronoagenti conosciamo davvero ben poco a parte i loro nomi (o presumibilmente, soprannomi). Rossa è membro dell’Agenzia, che ci ricorda il cyberpunk più distopico e tecnologico, mentre Blu appartiene al Giardino, una sorta di coscienza universale che risiede nella materia organica, nella linfa, nella natura.

Il loro, quindi, è anche un conflitto metaforico tra progresso e natura, e a noi di Stargarden piace molto poiché ci riporta subito alla mente il cybernature, che esplora proprio la tensione tra la volontà di preservare la natura e la spinta verso una tecnologia sempre più invasiva. Se volete saperne di più su queste tematiche, vi consiglio di leggere l’articolo “Fantascienza italiana news: nasce il cybernature”.

Ma torniamo al nostro romanzo epistolare in chiave distopica. Dell’ambientazione sappiamo qualcosa di più: c’è una guerra in corso, un conflitto davvero fondamentale poiché implica in qualche oscuro modo il controllo del passato e del futuro… in poche parole, il dominio del tempo.

“Vorrei che tu sapessi che ho ammirato le tue tattiche. L’eleganza del tuo lavoro fa sembrare questa guerra meno inutile.”

La trama si svela gradualmente attraverso flashback e dettagli imprevedibili, che ci permettono di ricostruire le vicende mettendo insieme i pezzi come in un puzzle temporale. Allo stesso modo assaporiamo il crescendo dei sentimenti tra Blu e Rossa, nati a poco a poco e sviluppati durante una particolarissima corrispondenza epistolare.

“Quando Blu vince – cioè sempre – passa alla cosa successiva. Assapora le vittorie a posteriori, tra una missione e l’altra, le rievoca solo mentre viaggia (in su verso il passato stabile o in
giù verso il futuro che si sfilaccia) come si rievocano i versi più amati di una poesia. Pettina o arruffa le ciocche della treccia del tempo con la finezza o la brutalità a lei richieste, e se ne va.
Non è sua abitudine restare nei paraggi, perché non è sua abitudine fallire.”

Blu e Rossa sono due guerriere, due amanti, due donne i cui destini si intrecciano oltre il tempo e oltre la guerra. “Così si perde la guerra del tempo” è una storia diversa da tutto ciò che abbiate potuto leggere finora, un romanzo complesso e denso di significato che non può mancare tra le letture degli appassionati di distopie.

9. “Un mondo di donne”, Lauren Beukes (2021)

Abbiamo scoperto questo romanzo grazie a Fantascienza oggi, che l’ha segnalato nel suo gruppo Facebook nel giorno della Festa della donna.

Si tratta di un romanzo apocalittico che sfocia nella distopia o, per alcuni, nell’utopia. La trama prende il via da un “What if” che vuole rispondere alla domanda: “cosa succederebbe al mondo se per qualche motivo sparissero tutti i maschi (o quasi)?

La maggior parte degli uomini è morta, durante una pandemia nota come Manfall. Come potete immaginare, la malattia non ha colpito le donne, che adesso gestiscono il mondo e mandano avanti i governi.

La vita continua, ma l’autrice ci dipinge un mondo che non sembra essere un posto migliore. Il potere nelle mani delle persone sbagliate, siano esse donne o uomini, è sempre un’arma da cui non è facile difendersi: i pochissimi uomini rimasti sono studiati come cavie da laboratorio per capire a cosa sia dovuta la loro immunità, o sono utilizzati a scopo puramente riproduttivo.

In questo scenario distopico seguiamo le vicende di Cole, una madre che farà di tutto per proteggere il figlio dodicenne, Miles, uno degli ultimi ragazzi ancora in vita. Per donargli un’esistenza normale e un posto che possa essere chiamato casa, decide di attraversare un’America profondamente diversa, obbligando Miles a travestirsi da ragazza.

“Si allontanano dalla stazione di servizio. Il cielo sopra Napa è un blu pastello con nette pennellate di nuvole sopra vigneti allo stato brado. Pallidi campi d’erba ondeggiano e tremano nel vento. Queste cose rendono l’omicidio distante e inappropriato.

La bellezza consente di negare l’evidenza. Forse è questa la funzione della bellezza nel mondo, pensa Cole, che ti può rendere cieco a tutto il resto.”

“Un mondo di donne” fonde suspense psicologica, noir e fantascienza in una storia in cui è l’amore di una madre a fare da traino a tutto il resto. Allo stesso tempo, l’autrice vuole farci capire che non può esistere un mondo perfetto senza equilibrio e cooperazione tra uomini e donne.

“«Orche assassine!» esplode Miles. «Lo sai perché le chiamano così? Perché uccidono veramente altre balene. Anche gli squali. Colpiscono direttamente sotto gli squali bianchi e gli mangiano il fegato!»

[…]

«E sono una società matriarcale! Amiham dice che le nonne e le madri gestiscono il branco.»

«Che succede agli uomini?»

«Amiham dice che escono dal branco, si accoppiano e ritornano.»

«Ah.» La mamma gli dà una piccola stretta. «Forse anche loro devono lasciarli andare qualche volta.»

«Quando sono pronti» dice.

«Quando sono pronti» concorda lui, guardando le alte pinne che fendono l’acqua una cinquantina di metri sotto di loro, e che scompaiono di nuovo nell’oceano.”

10. “Klara and the sun”, Kazuo Ishiguro (2021)

Come si dice, “dulcis in fundo”, ecco una vera e propria chicca in anteprima per voi! In Italia non è ancora uscito e noi lo attendiamo davvero con ansia.

Il nuovo romanzo di Kazuo Ishiguro è praticamente sotto chiave fino alla vigilia dell’uscita, ma è oggetto di un’operazione di marketing strategica. Estratti in esclusiva sono stati pubblicati su “The Guardian” e alcuni scrittori famosi, tra cui anche Margaret Atwood (<3) hanno aderito alla rubrica “Il mio Ishiguro preferito”.

La nuova storia di Ishiguro è raccontata dal punto di vista di Klara, un’intelligenza artificiale che spera di essere acquistata da uno degli esseri umani che vede passare davanti al negozio in cui è esposta. Quando avrà la possibilità reale di essere presa e portata a casa da qualcuno, Klara si renderà conto che non sempre si può fare affidamento sulle promesse degli umani. Qui trovate alcune curiosità in anteprima, tra cui una succosa notizia: il romanzo è stato acquistato a scatola chiusa dalla casa produttrice 3000 Pictures per farne un film

Che dire, attendiamo in trepidante attesa l’arrivo di Klara in Italia, previsto a maggio per Einaudi!

L’agghiacciante maestria di Ishiguro

Durante le riunioni di redazione, la nostra Content Creator ci ha raccontato il suo rapporto di amore/odio con le opere dello scrittore britannico di origine giapponese, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 2017.

Quel che resta del giorno” le aveva già provocato grande sofferenza interiore a causa dell’amore mai concretizzato tra i due protagonisti, ma è stato “Non lasciarmi” a darle il colpo di grazia e a lasciarla devastata.

ATTENZIONE, SPOILER!

“Non lasciarmi” è un distopico/ucronico ambientato negli anni Novanta, i cui protagonisti sono dei cloni che crescono all’interno di speciali istituti, con l’unico di scopo di essere utilizzati come pezzi di ricambio “alla bisogna” per gli esseri umani nati naturalmente. Gli organi vengono prelevati uno alla volta, perciò i cloni subiscono una lenta e penosa agonia, sempre in giovane età. È un libro totalmente privo di speranza, poiché tutto accade senza che nessuno si ribelli a questa triste quotidianità.

fine spoiler!

Insomma, “Non lasciarmi” è una storia agghiacciante, acutizzata dal fatto che viene descritta con un’eleganza e una sobrietà sopraffine, in uno stile delicato e meraviglioso. La nostra collaboratrice ha avuto gli incubi per settimane dopo averlo ultimato e si era ripromessa di non leggere mai più nulla di Ishiguro, ma qualcosa mi dice che non sarà così!

Kazuo Ishiguro, che in redazione un po’ amiamo e un po’ odiamo. Infatti usiamo questa foto come bersaglio per le freccette. Scatto di Frankie Fouganthin, concesso con licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Spero che questa carrellata all’insegna di distopia e libri ad alta concentrazione di “potere alle donne” vi abbia incuriositi!

Insomma, avrei mai potuto lasciarmi scappare l’occasione di redigere una lista di consigli per gli acquisti a tema girlpower? Assolutamente no! Chi ha letto l’articolo “Cyberpunk girl: scopri i segreti di Keva”, sa già che ho una vera e propria fissazione per i personaggi femminili che spiccano per carattere e forza d’animo.

Ho cercato di infondere queste caratteristiche in Keva, la bio-synt protagonista del mio romanzo della saga Stargarden, intitolato Dark Blossom (di prossima pubblicazione).

Ma ci sono altri personaggi femminili all’interno del romanzo che sapranno farsi notare, sia per livello di “badassitudine“, sia di forza interiore. Su tutte, spicca certamente Kemuri Watanabe, guerriera del celebre dojo di famiglia e campionessa in un evento annuale molto particolare e importante su Gaia. Kemuri farà di tutto per proteggere l’onore dell’amato padre, messo in pericolo dalla sregolatezza di suo fratello, e questo la porterà a intrecciare il proprio destino con quello di Keva.

Se volete sapere di più a proposito di personaggi e ambientazioni della saga, continuate a seguirci qui su Stargarden e sui nostri canali social!

“DARK GHOST”: INCONTRATE JO JO NISHIMURA!



Siete pronti? State per conoscere un bio-hacker molto speciale: il protagonista di “Dark Ghost!

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“Dark Ghost – essere umani non basta” è il romanzo numero 1 della serie cybernature “Stargarden Universe”, un progetto multimediale con la playlist ufficiale e la colonna sonora originale!

Disponibile anche in versione cartacea illustrata!

Jo Jo Nishimura, pericoloso bio-hacker, sta uscendo di prigione. Ha stretto un accordo rischioso con l’International Bureau for Brain Security ed è convinto di riprendere la propria vita da dove l’ha interrotta, ma qualcosa va storto: un’esplosione e la sua esistenza va in frantumi.

Una chicca imperdibile!

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Quella qui sopra è un’anteprima di uno dei ritratti dei personaggi del romanzo.

L’edizione cartacea è a portata di click!

A presto e, come ormai saprete… “Ad lucem“!

Keri

4 pensieri riguardo “Distopia, libri girlpower: 10 titoli consigliati

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