Solarpunk: un movimento culturale difficile da definire (ma ci proviamo)

Quando mi sono offerto come volontario per questo articolo sul solarpunk, le mie colleghe Gardeners Keri ed Eva hanno tirato un sospiro di sollievo.

La nostra Content Creator, invece, mi ha chiesto:

«Robert, ne sei davvero convinto? Al 100%? Sicuro sicuro sicuro?».

Sì, perché il solarpunk è un movimento culturale molto difficile da definire. Spesso c’è la tentazione di banalizzare le cose, dicendo che è un genere utopico, e che pertanto si contrappone alla distopia. Ma simili semplificazioni non rendono mai giustizia a ciò che tentano di offrire in modo più accessibile a chi non ha dimestichezza col tema.

Perciò, come possiamo definirlo?

Quali sono i suoi aspetti peculiari?

In questo articolo cercheremo di fornire qualche risposta senza la pretesa di essere esaustivi o avere per forza ragione.

Ma prima mi presento: sono Robert, uno dei tre autori della saga Stargarden.

Come direbbero i nostri personaggi… «Ex tenebris» a voi! E ora, cominciamo il nostro viaggio alla scoperta del solarpunk.

Cos’è il solarpunk?

Il solarpunk non è un semplice genere letterario: è un vero e proprio movimento culturale, nato negli anni ’10 di questo secolo. Coinvolge arte, letteratura, architettura e attivismo sociale.

Franco Ricciardiello, il curatore della prima antologia solarpunk di autori italiani, lo definisce con queste parole:

«Il Solarpunk è l’immaginario ottimista del futuro che si contrappone a una visione pessimista, cupa, rinunciataria sulle possibilità dell’umanità di riscattarsi dall’attuale situazione del pianeta».

Citazione tratta da un’intervista a cura di “Fantasy voice”.

Nel manifesto del movimento italiano, leggiamo che il solarpunk si distingue dagli altri generi per queste caratteristiche:

  • immagina un futuro migliore
  • coltiva la speranza
  • pratica la rivolta
  • rigetta il capitalismo
  • include umani e non umani.

È una concezione che si oppone alla visione del futuro disfattista alla quale ci hanno abituato i media.

Il solarpunk caldeggia l’utilizzo delle tecnologie alternative e di uno stile di vita cooperativo. La parola stessa “solar” si riferisce all’energia solare, vista nella duplice veste di simbolo vitale e alternativa ai combustibili fossili.

Solarpunk VS distopia

Date le premesse, molti tendono a considerare il solarpunk come un genere utopico, privo di conflitti e di elementi distopici. Ma le cose non sono così semplici.

Utopia e distopia

Innanzitutto, spesso i confini tra utopia e distopia sono labili: l’utopia di qualcuno può essere la distopia di qualcun altro, e viceversa. Noi Gardeners siamo molto sensibili all’argomento, che abbiamo sviscerato nell’articolo “Utopia e distopia sono davvero concetti opposti?” .

Questo principio è verificabile, per esempio, nel racconto “La compagnia perfetta” di Romina Braggion. La società dove vivono i personaggi può sembrare utopica, a prima vista: immersa nel verde, pacifica, fondata sulla solidarietà e sulla condivisione. Non si spreca nulla, tutto viene riciclato. Ma ci sono anche elementi fortemente distopici, come la sterilità che affligge il genere umano e il ricorso alla clonazione per costruirsi una famiglia.

Inoltre i romanzi solarpunk possono anche essere ambientati in un regime totalmente distopico, come nel caso di “Cinque stagioni su Eureka“, di Davide Del Popolo Riolo.

Rispetto alle opere “totalmente” distopiche, può però esserci una vena di speranza in più, che spinge i protagonisti a ribellarsi o addirittura a riuscire nell’intento di rovesciare il regime.

I conflitti

Il designer e storyteller Hal Hefner, nel suo blog “Demand a better future“, ha scritto un articolo illuminante su questo argomento: “How To Create Conflict in Solarpunk / Utopian Writing“.

Hefner sostiene:

«Se non hai conflitti non hai una storia, non importa se sia solarpunk, cyberpunk, utopica o distopica. I conflitti di tipo interno sono spesso la forza trainante che permette al lettore di legarsi a un personaggio. […] Il conflitto non riguarda scazzottate, spari ed esplosioni alla Michael Bay. Il conflitto riguarda le lotte interne ed esterne che costringono un personaggio a rispondere internamente/emotivamente e a reagire esternamente/fisicamente»

Partendo da questi presupposti, individua cinque possibili argomenti di conflitto, validi per qualsiasi genere:

  • Il personaggio può essere in conflitto con se stesso, in una lotta interiore;
  • Il personaggio può essere in conflitto con un altro personaggio;
  • Il personaggio può essere in conflitto con l’ambiente;
  • Il personaggio può essere in conflitto con la natura;
  • Il personaggio può essere in conflitto con la tecnologia.

Cosa leggere per addentrarsi nel solarpunk italiano?

Sicuramente è utile curiosare nel sito ufficiale di Solapunk Italia e nella pagina Facebook.

Ma il modo migliore, come sempre, è leggere libri appartenenti al genere.

Un titolo utile per immergersi in questo mondo è l’antologia curata da Franco Ricciardiello, alla quale abbiamo già accennato. Si intitola “Assalto al sole” ed è stata pubblicata nel 2020 da Delos Digital.

Poi ci sono i due titoli che abbiamo letto di recente in redazione Stargarden: “La compagnia perfetta” di Romina Braggion e “Cinque stagioni su Eureka” di Davide Del Popolo Riolo.

Non vogliamo raccontarvi troppi dettagli delle trame, perché si tratta di romanzi brevi e rischieremmo di spoilerare qualche particolare. Ci limiteremo a riportare gli aspetti che ci hanno colpiti di più.

  • Abbiamo trovato notevole “La compagnia perfetta” per la ricercatezza lessicale. Si percepisce una grande cura nell’utilizzo dei termini botanici, che ci fa immergere subito nella società descritta dall’autrice. Sono anche presenti diversi neologismi: inizialmente possono spiazzare il lettore, ma nel corso del libro impariamo a comprenderne il significato. L’attenzione verso l’uso della lingua è anche visibile dalla totale assenza di frasi fatte, cosa rara da trovare nei romanzi contemporanei.
  • Anche il racconto di Davide Del Popolo Riolo ha uno stile molto efficace e ricercato. In poche pagine riesce a dipingere una storia intensa, ma anche delicata e commovente, dove tutti i personaggi trovano lo spazio di emergere in maniera “tridimensionale”. Interessante la suddivisione dei capitoli, che riprende la ciclicità delle cinque stagioni del pianeta Eureka, in cui è ambientato il libro.

Che differenza c’è tra solarpunk e cybernature?

Siamo arrivati a una delle domande più gettonate sui nostri canali social. Appena abbiamo cominciato a parlare del cybernature, in moltissimi ci avete chiesto:

«Che differenza c’è tra solarpunk e cybernature?»

A dire la verità, noi Garderners non ci siamo mai posti il problema.

Siamo inclusivi, non vogliamo contrapporci a nessuno. Nel nostro sottogenere convivono utopia e distopia, fantasy e fantascienza, una parte cyber- e una parte -nature.

Detto ciò, se mai qualcuno dovesse rapirci, legarci a una sedia, puntarci una pistola alla tempia e urlarci:

«Vuotate il sacco, dannati Gardeners! Cosa vi distingue dal solarpunk?»

OK, CI ARRENDIAMO! Posa quella pistola laser, però.

Be’… a quel punto una risposta dovremmo proprio darla. Perciò, sottoporremmo all’attenzione del nostro rapitore queste differenze:

1. Il cybernature non è un movimento culturale, è semplicemente un modo per definirci.

Quando la nostra saga ha preso forma, ci siamo resi conto che i confini del cyberpunk ci stavano stretti. Perciò abbiamo fuso “cyber-” con “-nature” , per indicare l’importanza della natura all’interno del nostro universo.

2. Nel cybernature non troverete quello che Franco Ricciardiello chiama “immaginario ottimista del futuro. Esempio pratico: le energie rinnovabili ci sono, ma non rivestono un significato simbolico e sociale nell’economia della storia. Sono energie al servizio degli esseri umani, alla pari delle altre tecnologie. Non hanno valenza positiva né negativa.

Il nostro scopo è piuttosto quello di assegnare un ruolo da protagonista alla natura: una natura che a volte lotta per ritagliarsi il suo spazio nel mondo, mentre altre volte si fonde completamente con la tecnologia.

Se volete saperne di più, potete leggere l’articolo “Fantascienza italiana news: nasce il cybernature“.

Il lottatore cieco Tenebra vi porterà all’interno di Fuck Town, area preda di corruzione e degrado ai margini di Urbe Ancestralis. Riuscirà Tenebra a sopravvivere agli scontri sanguinosi che scandiscono le sue giornate?

Ma prima di presentarvi Tenebra… è il caso che veniate a conoscere Jo Jo Nishimura, il bio-hacker più pericoloso di Gaia! Lo trovate nel romanzo di apertura di Stargarden Universe: “Dark Ghost”.

“DARK GHOST” FA PER VOI SE… AMATE LE STORIE CURATE IN OGNI MINIMO DETTAGLIO!



Perché? Volerete alla massima velocità, al limite dell’incredibile… proprio come la vita del nostro criminale giapponese preferito: il protagonista di “Dark Ghost!

La vita movimentata di Jo Jo Nishimura vi terrà sulle spine fino alla fine! Specialmente quando l’enigmatica Adela incrocerà il cammino del nostro bio-hacker e il mercenario Dex fiuterà un bell’affare… e che dire della dolce Mei Lin?

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Dark Ghost – essere umani non basta” è il romanzo che apre la serie cybernature “Stargarden Universe”, progetto multimediale con la playlist ufficiale e la colonna sonora originale!

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Disponibile anche in versione cartacea illustrata!

La nostra Production Designer e autrice Keri Blake ha infuso tutta la sua passione nella rappresentazione di alcune scene tratte dal libro! Qui sopra potete ammirare un’anteprima di ADELA!

L’illustrazione completa e altre sorprese… solo nell’edizione cartacea!

CHI VI CONQUISTERÀ?
  • Il fascino criminale di Jo Jo Nishimura?
  • Adela, conturbante e schiva cittadina di Nuova Eden?
  • Dex, mercenario e senza paura?
  • Oppure sarà la bellezza orientale di Mei Lin?

Entrate subito nel mondo di “Dark Ghost” con un click!

Robert.

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