10 artisti che mixano alla perfezione musica e fantascienza

Avete voglia di ascoltare canzoni epiche, capaci di proiettarvi in un’atmosfera spaziale e fantascientifica?

Allora siete nel posto giusto! Nell’universo Stargarden musica e fantascienza convivono in perfetta armonia. I nostri romanzi hanno playlist dedicate, ogni personaggio è rappresentato da un ventaglio di canzoni significative e tra poco vi faremo addirittura sentire una traccia originale creata per il nostro progetto!

Ma di questo avremo modo di parlare più avanti! Prima di tutto, vorrei presentarmi: sono Keri, una dei tre autori di Stargarden Universe, la saga cybernature italiana che presto arriverà nei vostri e-reader e sui vostri scaffali. Seguiteci perché molte succose novità sono alle porte!

Siete pronti a farvi allietare da alcune delle melodie che mi hanno accompagnato durante la stesura di “Dark Blossom“? Allora, “Ex Tenebris” a voi e… cominciamo!

10 artisti che mixano alla perfezione musica e fantascienza

1. Kerli

Se amate le atmosfere magiche, connesse alla fantasia e alla fantascienza, e non conoscete ancora Kerli… vi consiglio di rimediare quanto prima!

Kerli Kõiv è una cantautrice estone che ha ottenuto un grande successo commerciale grazie al suo singolo di debutto “Walking on Air”, pubblicato nel 2008.

Kerli ha iniziato a cantare e scrivere storie quando aveva appena dieci anni. Quelle storie si sono poi trasformate in testi di canzoni, e la sua voce particolare ed eterea ha fatto il resto. Non è un’artista molto conosciuta, perlomeno non ancora, qui in Italia. Io l’ho scoperta grazie al geniale algoritmo di Spotify, che mi ha proposto un brano davvero affascinante composto da Seven Lions (di lui parleremo dopo!) e cantato proprio da Kerli.

Il brano si intitola “Worlds Aparte fa parte della playlist ufficiale di Dark Blossom, perché è proprio una delle prime tracce musicali che mi hanno ispirata nel creare Keva! Contiene richiami a mondi paralleli, lontani e perduti per sempre, con quel pizzico di malinconia e mistero che da sempre stimolano al meglio la mia fantasia!

L’utopia sonora di Kerli

Quando ho scoperto che Kerli (oltre ad allinearsi perfettamente al mio amore irrazionale per la lettera K, come avrete notato!) era anche autrice dei suoi album, ho potuto apprezzare il suo stile eclettico e sperimentale, derivato da influenze elettroniche, dance pop, goth e indie.

Da quel giorno non l’ho più lasciata! La sento davvero affine al mio modo di essere e di vedere il mondo, soprattutto grazie alla sua visione della musica, intrisa di atmosfere spirituali e mistiche.

Il suo secondo EP, intitolato “Utopia“, secondo l’autrice è nato per “superare l’oscurità che risiede in noi stessi e per essere ispirati e ispirare gli altri”. A noi Gardeners piace molto il concetto di utopia: ne abbiamo parlato anche nell’articolo “Utopia e distopia sono davvero concetti opposti?

L’album, in origine, conteneva anche i brani “I Feel Immortal” e “Skyscraper“, che non sono poi stati inseriti nell’album bensì donati da Kerli rispettivamente a Tarja (artista heavy metal finlandese) e a Demi Lovato.

“I really think that artists are story tellers and are here to deliver a message and there’s no better person that I can think of right now than her [Demi Lovato] to deliver that very story. So although I did write this song for my album, it’s really her song. She nails it, she owns it. I am just the Santa’s little helper here.”

Anche Kerli è convinta che gli artisti siano prima di tutto degli storyteller e che siano qui per mandare dei messaggi. Noi di Stargarden non possiamo che essere d’accordo con lei!

Un viaggio spirituale tra natura e tecnologia

Kerli compone le sue creazioni immersa nelle profonde foreste dell’Estonia: proprio come facciamo noi Gardeners, usa la sua arte per esplorare le connessioni tra natura e tecnologia, sfidando i generi e creando un affascinante mondo musicale che è soltanto suo.

Quando ho scoperto che esisteva una sua canzone intitolata “Blossom“, ho avuto un’ulteriore conferma dell’affinità che lega le nostre visioni del mondo. La coincidenza di aver utilizzato proprio la parola “Blossom” nel titolo del mio primo romanzo della saga Stargarden mi ha lasciata a bocca aperta!

Nell’introduzione al video di questo brano suggestivo, che lei descrive come un’ode al regno vegetale, Kerli proclama un messaggio profondo che troverete anche all’interno di “Dark Blossom”:

For thousand of years, the people of Estonia have lived in harmony with its diverse plant kingdom. Wheter by healing or sustaining one another, not only have we survived –

we’ve learned to blossom.

Proprio come canta Kerli in Blossom, Keva dovrà (non solo) sopravvivere, ma anche imparare a sbocciare, se vorrà sconfiggere l’oscurità.

2. Lindsey Stirling

La musica di Lindsey Stirling è un equilibrio armonico tra atmosfere fantasy e sfumature distopiche/sci-fi tipiche della fantascienza.

Lindsey ci trasporta in un regno completamente nuovo, che possiamo esplorare come se fossimo all’interno di un gioco di ruolo. In questo reame magico, possiamo lasciarci ipnotizzare dalla bellezza delle sonorità coinvolgenti ed emozionanti donateci dal portentoso violino che Lindsey è in grado di suonare come se fosse un’appendice del suo corpo.

Il mio amore per Lindsey Stirling risale al 2012, quando l’artista produsse il suo primo singolo intitolato “Crystallize“, un brano davvero melodioso e dalla bellezza struggente. (Nda: devo ringraziare il mio amico Blankie per avermela fatta conoscere!)

Crystallize” e “Elements“, altra traccia fantastica del primo album della Stirling, hanno accompagnato la stesura del mio “romanzo-copertina di Linus”, cioè il testo a cui lavoro da tantissimi anni e che continua imperterrito a soggiornare nella cartella dei romanzi incompiuti… una sorta di comfort zone librosa!

Nel frattempo, la musica di Lindsey continua a tenermi compagnia e ad accendere in me le sacre fiamme dell’ispirazione. Difatti, i suoi ultimi album “Brave Enough” e, in particolare, “Artemis“, hanno fatto da colonna sonora alla fase di plotting di “Dark Blossom”.

Il connubio perfetto tra fantasia e sci-fi

La musica di Lindsey non è solo fantasy, ma è anche adattissima ad atmosfere più fantascientifiche e distopiche. Il suo brano “Underground” rappresenta al meglio questo concetto. Nel video possiamo ammirare Lindsey in versione cyberpunk, che suona una melodia animata da beats elettronici e un ritmo incalzante.

La traccia “Artemis” è quella più significativa per la storyline di Keva, sia per quanto riguarda le sonorità, sia per i richiami a una certa estetica intrisa di magia e divinità mitologiche che ritroveremo in Dark Blossom.

Artemis è anche il nome della prossima missione spaziale della Nasa. L’agenzia spaziale americana ha pubblicato un video in cui Lindsey suona “Artemis” in cima al Launch Control Center, dove nel 2024 partirà la missione che porterà la prima donna sulla Luna, con lo scopo di costruire una base sostenibile per le future missioni su Marte.

3. Seven Lions

Jeff Montalvo, alias Seven Lions, è un DJ, remixer e produttore discografico americano. Attivo dal 2010, la sua musica combina stili diversi come trance, dubstep melodico ed electro house.

Seven Lions non ha mai avuto paura di infrangere regole e trascendere i confini tra i generi musicali per dare vita alla sua visione creativa, proprio come abbiamo fatto (e continuiamo a fare) noi Gardeners nella creazione di Gaia. Il suo stile unico nasce grazie al matrimonio perfetto tra i bassi della dubstep e le melodie della trance e si presta perfettamente come colonna sonora di un qualsiasi romanzo sci-fi.

In particolare, le tracce “Worlds Apart” (di cui vi ho parlato a inizio articolo) e “Keep It Close“, cantate da Kerli, e il brano “Don’t Leave“, interpretato da Ellie Goulding, sono sicuramente potentissimi a livello di vibe fantascientifico e distopico.

Da nerd a nerd…

Seven Lions è un grande fan della musica epica, del folk, del metal e del fantasy, da cui trae ispirazione per comporre i suoi capolavori. Anche il suo nome d’arte proviene da un romanzo fantasy, intitolato “Latro in the Mist” di Gene Wolfe, l’autore preferito del producer. Seven Lions infatti è proprio un personaggio del libro… insomma, Jeff Montalvo #unodinoi!

I suoi paesaggi sonori lussureggianti richiamano alla mente anche le cover dei suoi album, tutte illustrazioni di grande ispirazione che raffigurano panorami alieni, natura incontaminata o civiltà ipertecnologiche.

Soundscape cinematografici

Seven Lions riesce a bilanciare le sue tracce potenti abbinandole a melodie delicate e bellissime, fondendo trance, dubstep e bass music.

Le sue sonorità sono un’esperienza quasi cinematografica: Seven Lions attinge dal suo amore per fantascienza e fantasy e riesce a trasportare l’ascoltatore fuori dal mondo e a condurlo nel suo per tutta la durata dei suoi album.

In “Dark Blossom” ho voluto trasmettere questo senso di epicità, e in questa missione mi sono stati di grande aiuto i singoli di Seven Lions “Leaving Earth“, “Start Again” e “After Dark“.

4. Illenium

Illenium, pseudonimo di Nicholas D. Miller, è un DJ, musicista e produttore statunitense. Forbes l’ha inserito nella lista dei 30 under 30 più potenti al mondo nel 2020. Non c’è dubbio che sia potente anche nei beat elettronici che danno vita alle sue tracce in stile futur bass e dubstep.

Illenium non è solo un musicista, ma anche un sognatore e un ragazzo che prende molto sul serio la situazione futura del nostro pianeta. Gli odierni rapporti scientifici infatti indicano che, tra 40 o 50 anni, la Terra sarà molto meno abitabile di quanto lo sia oggi e, probabilmente, l’uomo dovrà cominciare a puntare alle stelle.

Nel video di “Good Things Fall Apart“, Illenium ci mostra un mondo distopico in cui gli umani fuggono da un pianeta soffocato dalla lava e davvero poco ospitale, senza nemmeno un lieto fine a tirarci su di morale.

Il simbolismo immaginifico di Illenium

In tutti i suoi video, compare una misteriosa fenice infuocata che è anche il simbolo di Illenium. Ricordate quando prima vi parlavo del mio romanzo-copertina di Linus? Ecco, è proprio questo simbolo che mi ha “catturata” e mi ha fatto conoscere la sua straordinaria musica.

Adoro lo stile unico delle sue creazioni, che riescono sempre a travolgermi emotivamente e a condurmi in un mondo fatto di immagini e simboli in cui ritrovo le ispirazioni perfette per creare Keva e le ambientazioni di “Dark Blossom”.

In quanto Production Designer della saga Stargarden non sono affatto immune alla potenza comunicativa delle cover degli album di Illenium, né tantomeno al ledwall che accompagna le canzoni dell’artista durante i suoi concerti e che contribuisce a dare un canale d’espressione aggiuntivo alla sua musica.

Tra le tracce che mi hanno ispirata di più per la stesura di Dark Blossom posso citarvi: “In Your Wake“, “Crawl Outta Love“, “Nightlight“, “Fractures” e “Where’d You Go“.

5. Muse

E ora veniamo a loro. LORO li conoscerete sicuramente. La rock band inglese più cyberpunk del mondo ha fatto della fantascienza la propria bandiera e non poteva di certo mancare in un articolo del genere. Mettetevi seduti, perché qui faremo notte! Io vi ho avvisati.

In Redazione, abbiamo elaborato questa classifica in modo che fosse il più possibile eterogenea e che includesse sia artisti conosciuti a livello planetario, sia sconosciuti alla massa e sicuramente sottovalutati. Questo perché mi piacerebbe molto farvi conoscere anche musicisti meritevoli, di cui magari non avete mai sentito parlare. Ma non è certo questo il caso dei Muse, che hanno alle spalle una storia di grandi successi discografici e di super esibizioni live che si annoverano tra le migliori al mondo.

I Muse, sin dai tempi di “Starlight e “Supermassive Black Hole“, sono una delle mie comfort band: quando voglio “tornare a casa” (una casa situata su per giù nella ionosfera) non c’è niente di meglio della voce pazzesca di Matthew Bellamy e degli arrangiamenti spaziali – nel vero senso della parola – della “top live rock-alternative band” per riportarmici.

Un rock… spaziale!

Le sonorità dei Muse si prestano al mille percento al genere fantascientifico: il loro eclettico stile musicale raccoglie influenze di più generi, spaziando tra electro music e rock progressivo, sintetizzatori e orchestre sinfoniche. Nei loro testi si sprecano i riferimenti a questo genere letterario, in particolare alla distopia, ma spesso fanno riferimento anche all’astronomia, alla teologia e alla fisica quantistica.

Nel 2001 “Origin of Symmetry“, il secondo album dei Muse, riporta sotto i riflettori lo Space Rock, un genere musicale nato negli anni Settanta e caratterizzato da sonorità e testi con atmosfere fantascientifiche o relativi allo spazio, accompagnati dai tipici suoni distorti di chitarra elettrica e di sintetizzatori.

Tra gli esponenti principali di questo genere troviamo mostri sacri come i Pink Floyd, che nei loro spettacoli enfatizzavano le atmosfere sci-fi della loro musica con scenografie suggestive, luci laser e costumi di scena surreali, ma è obbligo citare anche l’emblematica “Space Oddity” di Sua Maestà Bowie.

Il titolo dell’album si ispira al libro “Hyperspace” del fisico teorico Michio Kaku e al concetto di Supersimmetria, al ritrovare l’origine della simmetria che ha generato il tutto.

A mio parere questo è tra gli album più belli al mondo, e capolavori come “Space Dementia“, “Hyper Music” e “New Born” hanno accompagnato le fasi embrionali dello sviluppo di Keva, la protagonista del mio romanzo “Dark Blossom” all’interno della saga di Stargarden Universe.

Drones, metafora futuristica tra Grande Fratello e AI

Come vi abbiamo raccontato nell’articolo Musica e letteratura: collegamenti tra due arti magiche, la musica spesso è in grado di raccontare una storia. A volte, un intero album può seguire una precisa storyline, in cui ogni brano concorre a dare un significato complessivo allo sviluppo di una vera e propria trama, come accade con i concept album.

In Drones, concept album uscito nel 2015, i Muse trattano la progressiva disumanizzazione del mondo, rappresentata in maniera simbolica dal sopravvento dei droni.

“To me, ‘Drones’ are metaphorical psychopaths which enable psychopathic behaviour with no recourse.  The world is run by Drones utilizing Drones to turn us all into Drones.  This album explores the journey of a human, from their abandonment and loss of hope, to their indoctrination by the system to be a human drone, to their eventual defection from their oppressors.”

“Per me, i droni sono metaforicamente psicopatici che permettono comportamenti psicopatici senza possibilità di appello. Il mondo è dominato da droni che utilizzano altri droni per trasformarci tutti in droni. Questo album analizza il viaggio di un essere umano, dalla sua perdita di speranza e dal senso di abbandono, al suo indottrinamento dal sistema per divenire un drone umano, fino all’eventuale defezione da parte dei loro oppressori.”

(Matthew Bellamy)

La “trama” dell’album è incentrata sulla perdita graduale della fede e della sicurezza personale, fino alla manipolazione da parte di entità oscure. Inizia così per il protagonista una costante battaglia interiore alla ricerca di se stesso, finché non arriva a una specie di risveglio: comprende di non voler più essere usato e ritrova fiducia nell’umanità, ribellandosi contro coloro che lo controllano.

Connessioni tra realtà virtuale e mondi sonori

Tutti gli album dei Muse sono connessi alla fantascienza in maniera subatomica. Mi piacerebbe parlarvi di ognuno di essi, ma rischio di diventare logorroica e la redazione di Stargarden potrebbe bacchettarmi alla grande.

Dopo aver parlato dell’album che li ha consacrati come pietre miliari del rock fantascientifico e del loro fantastico concept album sulle intelligenze artificiali, mi limito a citarvi un altro dei loro lavori più rappresentativi (e che mi carica come una bomba a orologeria!)

Simulation Theory” è sicuramente un ritorno alla vera essenza dei Muse. Quando l’ho ascoltato non ho potuto fare a meno di pensare: “sono tornati”. Sintetizzatori, allure anni Ottanta, epicità galattica… cosa c’è di meglio? Provare per credere.

Questo è il loro album più “post moderno”, caratterizzato da un connubio di generi musicali diversi, collegati da un elemento unificante: i testi. La tematica predominante dell’album è la realtà virtuale, la simulazione, il filo conduttore di un album influenzato anche dalla serie televisiva sci-fi Black Mirror e composto proprio perché «le simulazioni stanno diventando qualcosa che è parte della nostra vita quotidiana», a detta del frontman Bellamy.

“We are caged in Simulation”

Da questo album è stato tratto anche il “Simulation Theory Film“, che mixa alcune scene degli show spaziali dei Muse (maxischermi, scritte neon, Muse Dancers illuminati con i led, atmosfere futuristiche, occhiali a schermo fluo, robot-scheletri gonfiabili e chi più ne ha più ne metta) a una trama a dir poco fantascientifica: un team di scienziati deve investigare su una misteriosa attività paranormale che si sta diffondendo in tutto il mondo.

L’obiettivo del film, secondo il regista Lance Drake era “catturare la potenza degli elettrizzanti show dei Muse ed espandere la loro connessione fino al DNA della realtà alternativa da loro costruita“. Quindi sempre connessioni, come piace a noi di Stargarden.

I videoclip, nuovi sci-fi movies

Concludo questo trattato sui Muse (che ci volete fare, al cuor non si comanda!) con uno dei loro capolavori più epici, che dà una svolta alla storia della “musica sci-fi”: nel 2004 con “Sing for Absolution” la band inglese ci dimostra che anche i videoclip possono diventare delle vere e proprie opere di fantascienza.

Nel video, vediamo un’astronave (con a bordo i componenti della band) che decolla da un pianeta la cui atmosfera sembra essere invasa da centinaia di rottami spaziali. La meta finale di questo viaggio è un altro mondo, raggiunto con una sorta di salto nell’iperspazio alla Millennium Falcon. Quando la navetta atterra, però, gli astronauti si rendono conto di essere finiti su un pianeta devastato, inquinato e ormai morente: nel fotogramma finale, in un panorama desolato, distrutto e completamente deserto, campeggia il Big Ben. Speriamo che i Muse, oltre che geniali musicisti e performer, non siano anche veggenti!

6. Alan Walker

Alan Olav Walker è un disc jockey e produttore discografico anglo-norvegese. È diventato famoso nel 2015 grazie al suo brano “Faded“, che è tra le canzoni più ascoltate in streaming di tutti i tempi su YouTube e Spotify. Quando si parla di musica che sa connettere persone da tutto il mondo, non si può non citare questo brano e quando si parla di artisti che mixano alla perfezione musica e fantascienza, non si può non citare Alan Walker.

L’estetica ispirata all’hacking e al cyberpunk e le tematiche ambientali a cui l’artista tiene molto hanno contribuito a conferire alla musica di Alan Walker un fascino misterioso. Il producer, re della progressive house, ha esteso il suo panorama musicale fino ad affermarsi anche come remixer di giganti del pop. Le sue melodie sintetiche tipiche della dance scandinava hanno ritornelli avvincenti che restano indelebili nella mente dell’ascoltatore.

The World of Walker

Oltre alle melodie che sanno essere davvero elettrizzanti, è il potente storytelling che Alan Walker porta avanti all’interno dei suoi video a fare di lui uno dei maggiori esponenti del genere sci-fi in ambito musicale.

Gli elementi distopici si sprecano nel World of Walker, un universo in cui l’umanità è in ginocchio a causa di una tempesta solare che ha disabilitato completamente la tecnologia. Nei vari video dell’artista, infatti, si possono seguire le gesta degli Walkers, tra cui si distinguono diversi gruppi: i White Walkers, i sopravvissuti alla calamità, e i Black Walkers, che nel 2100 scoprono una capsula del tempo con all’interno una profezia e dei droni. Saranno proprio i White Walkers a mostrare loro come usarli: i due gruppi si uniranno in una ricerca di manufatti dalle fattezze aliene, accompagnati dai super-tecnologici droni, che scannerizzano diversi monumenti per poter decifrare le iscrizioni della profezia.

L’universo narrativo di Alan Walker

Grazie a questa particolare dimensione cinematografica, Alan Walker ci appassiona alla sua musica rendendola emozionante come un film o un videogioco.

Già con la celeberrima Faded, Alan Walker ci aveva introdotto in questo spettacolare universo fantascientifico. Nel video conosciamo uno dei primi esploratori di questo mondo in rovina dalle atmosfere distopiche, vestito con la tipica divisa da Walker: felpa nera con cappuccio e mascherina nera, che anche l’artista indossa da sempre in tutti i suoi concerti, da ben prima che portare una mascherina diventasse – ahinoi – così mainstream.

Il protagonista ammira brevemente quello che sembra essere il suo piccolo tesoro: una fotografia, probabilmente quella che era la sua casa nel “vecchio mondo”, prima di partire alla sua ricerca in quello che pare essere un mondo post-apocalittico, attraverso una terra desolata ed edifici abbandonati, in pieno stile cyberpunk.

Un’esperienza multimediale pazzesca

Alan Walker è un artista prolifico sotto tutti gli aspetti. L’universo narrativo che ha creato attorno alla sua musica è davvero emozionante e comprende addirittura un film, “The Aviation Movie“, che potete trovare sul suo canale YouTube (uno dei più seguiti al mondo). The Aviation è diviso in livelli e ogni livello rivela indizi su quello successivo e sulla trama. Inoltre, è abbinato a un videogioco che ci permette di immergerci più a fondo nell’universo Walker e di pilotare uno dei droni AVI-8 che si vedono nei video, per conquistare i livelli impegnativi presentati in “The Aviation Movie”.

Il nostro Alan ha scovato un ottimo modo per mixare musica e fantascienza!

7. Grimes 

Se pensate di aver visto ormai un po’ di tutto in ambito di stranezze, forse non conoscete ancora Grimes.

Oggi è famosa soprattutto per essere la compagna di Elon Musk, con cui ha avuto un figlio dal nome a dir poco bizzarro: X Æ A-XII. In realtà Claire Elise Boucher, in arte Grimes, è un’artista dalle mille risorse e talenti, decisamente sottovalutati rispetto alla sua allure da gossip.

Grimes ha iniziato a comporre musica quando frequentava le lezioni di neuroscienze all’università. Oltre a essere producer e cantautrice, è anche disegnatrice e regista di videoclip musicali.

Il suo album “Visions” segna l’inizio del suo successo. Grimes lo ha composto in sole due settimane nel suo appartamento di Montreal, senza riscaldamento (ha infatti rischiato di morire congelata per ben due volte!) e senza mai lasciare la sua camera.

La sua musica eclettica e visionaria, dalle sonorità dream pop e synth pop, è presente anche nella playlist di Keva: “Violence“, “Kill V. Maim” e “Genesis” ne sono un perfetto esempio.

La Dea nerd dell’estetica futurista

La voce eterea e le melodie sperimentali di Grimes sapranno di certo conquistarvi, ma se questo non bastasse, sono certa che il suo essere “weird” ai massimi livelli non potrà di certo lasciarvi indifferenti.

Tra le tante stramberie che contribuiscono a farmi amare questa artista, c’è anche la sua passione (o, per meglio dire, ossessione) per gli alieni. L’artista ha riempito il suo profilo Instagram di creature aliene che sembrano venire dal futuro, che spesso interpreta lei stessa.

La cantautrice di recente si è addirittura fatta tatuare delle “cicatrici aliene“, una sorta di ghirigoro lungo tutta la schiena e le spalle, destinato a rimanere completamente bianco. Anche il suo pseudonimo è a tema: scelto come omaggio al grime, genere musicale appartenente alla electronic dance music, richiama però anche Ken Grimes, un artista americano noto per i suoi dipinti sugli alieni.

Grimes #unadinoi!

8. K/DA

In una classifica come questa non poteva mancare… un gruppo virtuale!

Già, perché le K/DA sono in realtà quattro personaggi del videogioco “League of Legends“: Ahri, Akali, Evelynn e Kai’Sa.

I membri del gruppo sono stati scelti grazie a un sondaggio rivolto ai giocatori, che hanno selezionato proprio Ahri, Akali, Evelynn e Kai’Sa perché sarebbero quelle che meglio impersonano l’archetipo della “popstar”.

Le interpreti “reali” delle K/DA sono: Miyeon (Ahri) e Soyeon (Akali) del gruppo K-Pop (G)I-DLE, Madison Beer e Bea Miller (Evelynn) e Jaira Burns o Wolftyla (Kai’Sa). Il nome del gruppo deriva invece da un acronimo utilizzato nel mondo del gaming, che indica: K (Kills/Uccisioni), D (Deaths/Morti), A (Assist).

Una band olografica al top delle classifiche nel mondo reale

Il gruppo virtuale è stato creato nel 2018, nell’ottica di rendere la Riot Games (la società che ha sviluppato il videogioco) un’etichetta discografica a tutti gli effetti. E il loro successo arriva presto, con la hit “POP/STARS“, che io personalmente ascolto almeno una volta al giorno (XD) perché sono leggermente “addicted” al K-Pop.

Le loro performance live sono a dir poco sbalorditive, perché mixano la tecnologia della realtà aumentata al talento delle interpreti reali: i membri virtuali delle K/DA sono invisibili a occhio nudo, ma prendono letteralmente vita sui jumbotron dei locali e tramite il live streaming ufficiale.

La controparte “reale” registra la coreografia in anticipo con il motion capture per potersi esibire in perfetta sincronia con i membri digitali del gruppo durante gli show. Pensate possa esistere un modo più cool per mixare musica e fantascienza? Ve lo dico io: no!

“Our songs are for you to remember—always be true to yourself”

(Ahri, K/DA leader)

Le quattro ragazze virtuali sono diventate un fenomeno di costume, come confermano le numerose cosplayer che si sono vestite come i membri del gruppo, e hanno portato grande visibilità e successo a LOL, attirando anche i non giocatori.

Personalmente, in quanto grande appassionata di manga e fervida sostenitrice del GIRLPOWER, (ve ne accorgerete leggendo “Dark Blossom”) non potevo non amare le K/DA, soprattutto se il loro genere di riferimento è il K-Pop!

Le tracce delle K/DA presenti nella playlist dedicata di Dark Blossom sono “More“, “Villain” e “The Baddest” e sono tutte abbinate a un personaggio molto importante del romanzo di cui non vi ho ancora parlato, ma che posso certamente descrivervi come una grande “badass“. Continuate a seguire la galassia Stargarden per aggiornamenti!

9. Planet funk

La band che ha ispirato il mondo della musica elettronica grazie al suo sound “di un altro pianeta”, come l’ha definito Giuliano Sangiorgi, fa parte della storia musicale italiana dai primi anni del 2000.

Nel 2002, i Planet Funk raggiungono il successo con l’album “Non Zero Sumness“, che contiene i singoli “Who Said” (cantato dalla fantastica voce di Dan Black dei The Servant) e “Chase the Sun“. Piccola considerazione personale: mi è venuto subito in mente questo brano non appena ho iniziato a leggere Klara and The Sun del maestro Kazuo Ishiguro, che in qui in Redazione amiamo tanto.

(Scrivete nei commenti se anche voi trovate una connessione tra la canzone dei Planet Funk e il romanzo del premio Nobel per la letteratura!)

L’avanguardia dei Planet Funk

Nel 2005, i Planet Funk pubblicano l’album “The Illogical Consequence” e registrano due videoclip davvero interessanti dal punto di vista fantascientico: “Stop Me” and “Everyday“.

In “Stop me“, ci troviamo in una discarica di rifiuti tecnologici situata in Cina. Quando notiamo delle strane orme nel fango, possiamo intuire che c’è sicuramente qualcosa di speciale in questo videoclip: difatti, ben presto ci rendiamo conto che un robottino, apparentemente dotato di coscienza, si aggira tra i rottami alla ricerca di qualche particolare componente.

In “Everyday“, il protagonista è un astronauta vittima di distorsioni temporali, che passeggia tra la civiltà di una metropoli collezionando fotografie del paesaggio urbano.

Sempre dello stesso album, c’è una particolare traccia che è stata grande fonte d’ispirazione nella creazione della mia protagonista Keva. La troverete nella playlist ufficiale di “Dark Blossom” e, pur essendo un brano del 2005, sentirete quanto è ancora attuale nel panorama della musica elettronica e quanto sia un vero capolavoro. La favolosa “Inhuman perfection” parla di un essere sintetico che “voleva solo cercare la felicità” .

Every vehicle of emotion vanished

In exchange unhuman perfection

Inhuman Unhuman perfection

Sono davvero orgogliosa di poter vantare, in questo elenco di artisti che mixano alla grande musica e fantascienza, una band italiana che ha tutti i numeri per essere definita una delle migliori a livello mondiale (anceh se, come spesso accade, nel nostro Paese non ce ne accorgiamo).

I Planet Funk, artisti dotati di una creatività all’avanguardia, già vent’anni fa ci facevano riflettere su argomenti filosofici che il genere sci-fi tratta costantemente: il ruolo dell’uomo sulla Terra, la realtà planetaria capitalistica, la tecnologia che acquisisce sentimenti umani, e soprattutto il livello di degrado che possiamo raggiungere se non ci prendiamo cura della Natura.

10. ATEEZ

Questa band sudcoreana mi ha definitivamente e inesorabilmente resa schiava del K-Pop.

Quindi sappiatelo, se per caso intendete cercarli su Google o YouTube: ricordatevi le mie parole e affidate le vostre sorti all’Universo o a chi più vi garba, perché se doveste incappare in una delle loro epiche performance live o in uno dei loro curatissimi videoclip, potrebbero rubarvi l’anima.

Dopo questa intro che vi farà di certo dubitare della mia sanità mentale (fate bene), cerchiamo di capire meglio perché questa boyband sudcoreana mixa alla perfezione musica e fantascienza.

Se vi chiedete cosa possa collegare la musica coreana pop alla fantascienza, date un’occhiata ad alcuni dei loro video e capirete che i risvolti sci-fi e distopici sono presenti in tutta la storyline delle loro canzoni: sì, perché un elemento importantissimo della musica degli Ateez è proprio la trama, un filo conduttore che lega tutti i loro videoclip e le loro canzoni.

Se vi ho incuriosito, mettete una puntina mentale sull’argomento e ricordate di connettervi alla galassia Stargarden anche il prossimo martedì, perché la mia collega Eva ve ne parlerà in maniera approfondita (molto, molto approfondita) nell’articolo “Musica coreana pop: il K-Pop fantascientifico degli ATEEZ“. Nel frattempo, vi consiglio di prenderne un assaggio con i video di “Wonderland” e “Answer“.

Musica e fantascienza nella saga Stargarden

Musica e fantascienza è un connubio che amiamo particolarmente qui a Stargarden. Infatti, il nostro StarComposer di fiducia ha creato solo per noi la colonna sonora originale e ufficiale di Stargarden Universe!

Questa traccia epica ed esplosiva è stata progettata specificamente per migliorare e completare l’atmosfera dell’universo Stargarden, e rendere più facile che mai perdersi nei nostri romanzi cybernature! Ascoltatela nell’articolo “Che musica ascoltano le stelle?”

Ma attenzione! Non è tutto! Potete scoprire le meraviglie dello Stargarden Universe fin da subito… iniziate a leggere “Dark Ghost, il libro di apertura della serie.

“DARK GHOST”: IL FUTURO È CYBERNATURE!



Nel futuro distinguere ciò che è cyber da ciò che è nature sarà una sfida sempre più ardua. Per questo, il protagonista di “Dark Ghost è un bio-hacker!

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“Dark Ghost – essere umani non basta” vi guiderà nella vita turbolenta di Jo Jo Nishimura. Lui lavora nascosto, come un ninja futuristico e ha origini giapponesi. Leggete delle sue peripezie accompagnati dalla playlist ufficiale e dalla colonna sonora originale!

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Ad Lucem…

Keri.

Nota: immagini reperite in rete a solo scopo illustrativo.

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