Realtà distopica: significato e spunti di lettura

Cosa significa “realtà distopica”?

Fino a poco tempo fa solo gli appassionati di fantascienza parlavano di “realtà distopica“.

Ora, invece, questa espressione è sulla bocca di tutti. Si usa nei social media, in TV, alla radio, perfino nelle discussioni con gli amici. Ogni volta che si parla di cambiamento climatico, terrorismo, pandemia e altri scenari indesiderabili ecco che spunta il commento: «Sembra di essere in una realtà distopica».

Ma qual è il significato originario del termine? Siamo proprio qui per scoprirlo!

Sono Keri, una delle autrici della saga di fantascienza cybernature “Stargarden Universe”, che ospita nella sua immensa galassia anche alcuni esempi di distopia. Seguitemi, cercheremo insieme di saperne di più su questo interessante argomento!

Realtà distopica: significato

La realtà distopica è la rappresentazione di una situazione futura in cui si prefigurano sviluppi o assetti socio-economici, politici o tecnologici altamente negativi. Questi scenari distopici sono in parte prevedibili sulla base di tendenze del presente, e risultano quindi verosimili, anche se estremizzati al massimo.

Per fare degli esempi pratici, la realtà distopica è spesso caratterizzata da regimi di governo opprimenti e condizioni ambientali e sociali al limite del declino.

La parola “distopia” fu un’invenzione del filosofo John Stuart Mill, che la coniò nel 1868, unendo il prefisso “δυς-” (dys), che annulla il significato positivo delle parole a cui si unisce, a “τόπος” (topos), che vuol dire “luogo”. Il suo intento infatti era quello di dare al termine una connotazione ampiamente negativa. Per saperne di più, vi consiglio l’articolo “Che vuol dire distopia? Etimologia, definizione ed esempi“.

Che cos’è un romanzo distopico?

La realtà distopica ha trovato il suo “habitat” naturale in un filone fantascientifico che al giorno d’oggi sta riscontrando grande successo. Il romanzo distopico è il più attuale dei generi letterari perché, ironicamente, descrive il nostro mondo, proprio quello in cui viviamo o in cui potremmo, ipoteticamente, vivere; anche se spesso le vicende si svolgono in un’ambientazione immaginaria, non realistica, ci sentiamo chiamati in causa.

La distopia è un genere letterario che, partendo dal presupposto di ipotizzare società future non auspicabili, si concentra sulla storia dell’individuo e sul suo rapportarsi con l’ambiente circostante. Un ambiente che lo soffoca, a cui vorrebbe ribellarsi, ma a cui spesso, alla fine, si adegua. Ed è proprio in quello spazio tra adattamento, accettazione e ribellione che prendono vita alcune delle storie più coinvolgenti e rappresentative del genere.

Nella distopia, accade spesso che le tecnologie assumano un ruolo centrale nel potenziamento delle distanze sociali e nella distruzione dei rapporti umani. Alcuni credono che questo genere debba rivestire un ruolo per così dire “sociale“, mettendoci in guardia dalle possibili aberrazioni della società umana, che potrebbero far degenerare la situazione fino a raggiungere un punto di non ritorno.

“Non è lo scrittore a decidere se il suo lavoro ha una funzione sociale o meno: è il lettore”

(Margaret Atwood, “Negoziando con le ombre”)

Quando nasce il genere distopico?

La narrativa distopica fiorisce nel Novecento, dalle ibridazioni tra le varie tematiche del genere fantascientifico e utopistico. Si presenta come una creatura mitologica a due teste: da una parte è ispirata dai regimi totalitari come nazismo, fascismo e stalinismo, dall’altra prende vita dallo sconcerto provocato grazie all’avanzamento improvviso della tecnica e della scienza. Questi sono i motori che hanno dato il via al genere distopico, che punta i riflettori sulla disumanizzazione e sull’alienazione dell’essere umano di fronte al progresso.

Uno dei primi romanzi distopici a trasmettere questo senso di alienazione è sicuramente “I cinquecento milioni della Bégum” (1879) di Jules Verne, in cui vengono costruite due città ideali: l’utopia sanitaria di France-Ville e la città-industria Stahlstadt, organizzata militarmente e produttrice di armi all’avanguardia.

“Il risveglio del dormiente” di H.G. Wells, tratto dalla storia a puntate “When the Sleeper Wakes” pubblicata tra il 1898 e il 1899, è un altro capostipite del genere. Racconta la storia di un uomo che si sveglia in una Londra completamente trasformata, dopo un sonno durato più di duecento anni. Il protagonista si ritrova improvvisamente ricchissimo, e crede di vedere i suoi sogni realizzati, ma il futuro gli rivela tutti i suoi nuovi orrori e le sue deformazioni.

“Il tallone di ferro” (1907) di Jack  London è considerato tra i primi esempi di distopia moderna, e narra le vicende che hanno portato all’ascesa di un’oligarchia dittatoriale negli Stati Uniti. Il romanzo fantapolitico di London si interrompe bruscamente nel finale, suggerendo al lettore che è lui il vero protagonista e che gli eventi narrati potrebbero essere ambientati in qualunque luogo e in qualunque tempo.

Perché 1984 è un romanzo distopico fondamentale?

“1984” di George Orwell è sicuramente annoverato tra i romanzi che hanno fatto la storia della letteratura mondiale, ma è anche e soprattutto il romanzo distopico per antonomasia.

Orwell crea una distopia assoluta, crudele e totalitaristica, ma non solo. La caratteristica principale della sua realtà distopica è che a nessuno dei personaggi resta un minimo di umanità: il Partito si prende tutto, lasciandosi dietro niente più che dei gusci vuoti.

Si tratta di una distopia perfetta, perché strutturata in modo che il lettore percepisca la totale assenza di speranza per il futuro, la stessa che affligge i personaggi del romanzo. Orwell ha tracciato un quadro disastroso del mondo in cui viviamo, eliminando ogni illusione di “progresso” e trasformandola nel “male assoluto”.

Se volete leggere degli approfondimenti su questa pietra miliare della distopia, non potete perdervi l’articolo “Cos’è la distopia orwelliana?

Libri sulla realtà distopica

Se volete un assaggio di narrativa distopica, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Vi suggerisco qualche titolo imperdibile per chi voglia iniziare questo viaggio all’interno della distopia.

In “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury i libri, simbolo del sapere alla portata di tutti, sono proibiti e a questo scopo è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume.

Ne “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley l’umanità rinuncia a diritti unici e imprescindibili per avere in cambio una falsa utopia in cui non esistono malattie, guerre o povertà.

“Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, in cui il patriarcato è portato all’estremo, è simbolo di una violenza verso i nostri stessi simili (compiuta nel nome delle ideologie più assurde) che è capace di trasformarsi in una realtà distopica in cui potremmo trovarci davvero, in un prossimo futuro.

L’estremizzazione della violenza

In “Hunger Games” di Suzanne Collins e “Battle Royale” di Koushun Takami la realtà distopica della violenza è spettacolarizzata al limite dell’assurdo.

Questo tema, in particolare, è molto attuale. Faccio una piccola eccezione, e oltre ai romanzi vi cito anche una serie tv che ultimamente sta spopolando in tutto il mondo (e che ho amato alla follia!): Squid Game. Anche qui si parla di un’estremizzazione molto forte della violenza, eppure la storia fa così presa sullo spettatore moderno proprio perché i tempi sono propizi per pensare che, forse, una cosa del genere potrebbe anche accadere davvero. L’autore della serie, infatti, dopo ben dieci anni di rifiuti da parte delle case di produzione, ha ora trovato terreno fertile per la sua opera, raggiungendo così un successo internazionale.

La forza di un vera realtà distopica sta proprio nel riuscire a dare vita a un mondo che rappresenta il ritratto di ciò di cui l’umanità è capace di fare a se stessa. Più ci si rivede in una distopia, tanto più l’opera sarà una distopia perfetta.

Cosa si intende per mondi utopici e distopici?

La realtà distopica viene spesso vista in contrapposizione con l’utopia, il cosiddetto “mondo ideale”, anche se non è sempre del tutto vero. Molto spesso, i due concetti non si contrappongono, bensì si fondono e traggono forza l’uno dall’altro, proprio come come lo ying e lo yang. Ciò che è utopia per qualcuno, può essere distopia per qualcun altro.

Vi rimando all’articolo “Utopia e distopia sono davvero concetti opposti?“, della mia collega Eva, per un bell’approfondimento su questo tema.

Cos’è un film distopico?

Tra i film distopici che hanno avuto più successo c’è sicuramente il capostipite delle distopie young adult , “Hunger Games”, che ha aperto la strada a tantissime altre opere sullo stesso genere. Esempio lampante è “Divergent”, ambientato in un futuro prossimo, in cui la popolazione è suddivisa in categorie in base alla personalità. Per coloro che non si conformano alle precise tipologie, come la protagonista, non è previsto un destino molto roseo.

Tra i film più noti e significativi del genere distopico c’è sicuramente “V per Vendetta”, che rivedo puntualmente ogni anno il 5 novembre. Il film è tratto dal romanzo a fumetti “V for Vendetta”, scritto da Alan Moore e illustrato da David Lloyd, prodotto e adattato per il grande schermo da Lana e Lilly Wachowski (un duo a cui sono particolarmente affezionata).

Il film è un cult del genere e se non l’avete mai visto vi consiglio di rimediare: si tratta di un’allegoria dell’oppressione, ambientata in un Regno Unito distopico, trasformatosi in regime totalitario e militarizzato, senza scrupoli. La maschera simbolo del lungometraggio, quella utilizzata da Guy Fawkes, è diventata un’icona della cultura popolare per simboleggiare la lotta alla tirannia.

“Arancia meccanica”, tratto dal romanzo di Anthony Burgess del 1962, prefigura una società votata a un’esasperata violenza, soprattutto nei giovani, e a un condizionamento del pensiero. Anche questo è un classico intramontabile del genere distopico: quando venne trasmesso all’inizio degli anni Settanta, destò immediato scalpore a causa del taglio innovativo e delle scene di violenza iperrealistica. La pellicola generò da un lato ammiratori pronti a gridare al capolavoro, dall’altro detrattori che gridavano allo scandalo.

“Non lasciarmi” è un film del 2010 basato sull’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, che qui in Redazione amiamo e odiamo <3). Il romanzo, che si potrebbe anche classificare nell’ucronia, non lascia indifferenti e lascia il segno, soprattutto nel lettore più sensibile. Questa sensazione di angoscia viene riportata alla perfezione all’interno del film. I tre ragazzi protagonisti frequentano una scuola in cui gli esseri umani vengono clonati e ridotti a meri oggetti sacrificabili. La narrazione inquietante e suggestiva contribuisce a rendere l’opera una delle più significative all’interno del panorama cinematografico della distopia.

Anche “The Lobster” è un titolo forte in quanto a disumanizzazione. Ambientato in un futuro distopico in cui le persone senza relazioni stabili sono costrette a trovare un compagno o una compagna, pena la trasformazione in un animale a propria scelta.

Chiudo la carrellata di suggerimenti (ma sentitevi liberi di contribuire nei commenti!) con quello che forse è il mio preferito tra i film distopici, non fosse altro perché amo l’estetica visionaria firmata Wachowski: “Matrix” è un manifesto del cyberpunk, ma è ambientato in un futuro che definire distopico è un eufemismo.

La lotta tra esseri umani e intelligenza artificiale è uno dei temi principali, e vede l’umanità ridotta a mera fonte energetica per le macchine, che in cambio del nostro totale asservimento ci permettono di vivere in un universo fittizio, da cui è però possibile sfuggire. Ovviamente (non è nemmeno da dire), la cosa non sarà semplice.

Ma proprio qui, nella scelta dell’essere umano, nel suo libero arbitrio, nel dilemma esistenziale tra una simulazione di vita e una realtà molto più spaventosa e terrificante, ma vera, sta la vera forza del film. (Keanu, ti aspetto! <3)

La realtà distopica dello Stargarden Universe

Perché “distopia” è una parola che non smette mai di raccontarci qualcosa? Perché riesce a esprimere e descrivere al meglio la situazione in cui versa il nostro pianeta: i rischi sociali ed economici, le distanze sempre più grandi che esistono tra ricchi e poveri, il peggioramento della situazione climatica/ambientale.

Anche noi di Stargarden Universe abbiamo attinto dall’immaginario distopico per creare diversi scenari delle nostre ambientazioni.

Il Culto degli Ancestrali, presente nella saga come forma di religione totalizzante, non è non disumanizzante come il Grande Fratello, perché è nato con uno scopo positivo. Portato su Gaia da entità “celesti”, che avevano davvero al cuore il benessere dell’umanità, è stato poi rovinato da logiche di potere e corruzioni.

I Faunalia sono dei giochi cerimoniali ad alto tasso di spettacolarizzazione, e con una buona dose di violenza. Inizialmente celebrati in onore degli dei Ancestrali, sono diventati un appuntamento annuale imperdibile in cui sfoggiare il proprio status symbol e il proprio potere.

Anche Keva, la protagonista di Dark Blossom, vive a suo modo una vera e propria realtà distopica: la sua stessa esistenza è dovuta a un progetto segreto nato con le migliori intenzioni, ma che si rivelerà per lei una pericolosa prigionia.

“DARK GHOST”: IL ROMANZO PILOTA DI STARGARDEN UNIVERSE!

“Dark Ghost – essere umani non basta” è il romanzo che apre la serie cybernature “Stargarden Universe”: il cinico e geniale bio-hacker Jo Jo vi condurrà alla scoperta delle tematiche principali della nostra galassia narrativa, intrattenendovi con oltre 500 pagine di avventure e invenzioni high-tech.

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[Keri]

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