Metaverso: il significato per Zuckerberg e l’impatto con le nostre vite

Il metaverso di Zuckerberg: una versione migliore della realtà?

Una versione migliore di internet, che a sua volta è una versione migliore della realtà: questo potrebbe diventare a breve il metaverso di Mark Zuckerberg, evoluzione di Facebook.

In realtà la parola non è un neologismo: è stata coniata negli Anni ’90 da uno dei più noti esponenti del postcyberpunk.

Per capire il significato di “metaverso” dobbiamo risalire alle sue origini, al romanzo di fantascienza che ha introdotto questa fortunata (e attualissima) definizione.

Dopodiché, tenteremo di rispondere alla domanda che attanaglia tutti… la nuova idea del fondatore di Facebook comporterà davvero un cambiamento radicale nella nostra vita sociale, lavorativa e addirittura sessuale? Sembrerebbe proprio di sì, come vedremo nel dettaglio.

Metaverso: significato del termine

Il metaverso, secondo Treccani, è “uno spazio tridimensionale”, nel quale le persone fisiche possono muoversi e interagire tramite alter ego virtuali chiamati “avatar”.

Il termine è stato coniato dallo scrittore di fantascienza Neal Stephenson, all’interno del suo romanzo “Snow Crash” del 1992.

Neal Stephenson

In “Snow Crash”, il metaverso è una realtà virtuale 3D condivisa sulla rete mondiale tramite fibre ottiche. Nel futuro descritto dal libro, si tratta di un vero e proprio spazio parallelo a quello fisico, al quale le persone accedono non solo da casa ma anche da terminali pubblici. Ognuno ha il suo avatar, ovvero una versione virtuale di sé riservata al metaverso.

Nel mondo del cinema, questo concetto ha cominciato a essere trattato già nel decennio precedente: il primo film focalizzato sul tema della realtà aumentata è considerato “Tron” del 1982. Da quel momento in poi si sono avvicendate molte pellicole riguardanti l’argomento. Anche i registi nostrani si sono cimentati nell’impresa, si pensi a “Nirvana” di Gabriele Salvatores, del 1997. Altri due celeberrimi film legati al metaverso sono “Avatar” (2009) e “Ready player one” (2018).

Al giorno d’oggi siamo abituati a parlare di mondi virtuali, realtà aumentata, visori e internet anche al di fuori del mondo immaginario della letteratura cyberpunk e del cinema.

Ormai il metaverso è quasi una realtà di tutti i giorni, soprattutto per gli appassionati di videogiochi.

Il metaverso nei videogiochi

Il mondo dei videogame è quello che, finora, ha sfruttato di più le potenzialità della realtà virtuale 3D.

Non a caso, Epic Games – colosso del settore – ha già raccolto dai suoi finanziatori un miliardo di dollari per sviluppare il suo metaverso. Il fondatore Tim Sweeney ha spiegato che i fondi ottenuti serviranno per “accelerare il nostro lavoro sulla costruzione di esperienze sociali connesse in Fortnite, Rocket League e Fall Guys”.

Lo strumento “principe” per accedere al metaverso nei videogiochi è senza dubbio il visore VR (Virtual Reality). Uno dei più famosi è “Oculus Quest” sviluppato da Oculus, che è… indovinate un po’? Una divisione di Facebook Inc.

È stato rilasciato il 21 maggio 2019 e, come il suo predecessore Oculus Go, è un dispositivo autonomo in grado di eseguire giochi e software in modalità wireless con un sistema operativo Android. Insomma, è tutto pronto: seguendo l’esempio dei gamers, Facebook si sta avventurando di gran carriera nel mondo virtuale del metaverso.

Il metaverso e Facebook

L’evoluzione dei rapporti sociali. Uno spazio virtuale nel quale socializzeremo, impareremo, collaboreremo e giocheremo. Ecco come Mark Zuckerberg presenta “Meta”, la nuova realtà sotto la quale saranno raggruppati Facebook, Messenger, WhatsApp, Instagram e Oculus.

Meta ha l’obiettivo di trasformare l’internet mobile in un metaverso accessibile a tutti. Non sarà solo disponibile in 3D, ma anche su schermi a due dimensioni come PC e smartphone, nonché su dispositivi AR (ovvero di realtà aumentata). Nonostante ciò, l’esperienza sarà appagante al 100% solo per chi accederà al multiverso tramite visori VR.

Ognuno avrà un suo avatar e potrà accedere a un intero universo virtuale e immersivo dove i siti e le app diventeranno stanze tridimensionali, nelle quali potremo muoverci a piacimento.

La realizzazione del metaverso di Zuckerberg non sembra immediata: ci vorranno circa dieci anni per implementare il tutto. Quando sarà pronto Meta, le nostre vite cambieranno davvero? Secondo il fondatore di Facebook sì. Il significato del metaverso zuckerberghiano è molto preciso: dopo il suo rilascio, niente sarà come prima. L’impatto sarà percepibile non solo dai privati, ma anche dalle imprese. Tutti vorranno avere la loro stanza nel metaverso, dallo studentello delle superiori al docente dell’università, dal negoziante di quartiere all’amministratore delegato dell’azienda multinazionale.

I progetti di Zuckerberg sono senza dubbio ambiziosi, ma solo il tempo ci dirà se le sue mire di grandezza si avvereranno sul serio. Voi cosa ne pensate?

Reskin, la “pelle” tecnologica per poter toccare ed essere toccati nel metaverso

Nel metaverso, finora, sono stati sviluppati soprattutto due sensi: l’udito e la vista. Ma tra pochissimo potrebbe avvenire anche una svolta per il tatto.

Meta, assieme alla Carnegie Mellon University, ha sviluppato una sorta di “pelle” sintetica chiamata ReSkin. Il materiale utilizzato è l’elastomero, una gomma dello spessore di circa tre millimetri costellata da particelle magnetiche. Quando viene a contatto con una superficie, l’elastomero si deforma alterando il campo magnetico prodotto dalle particelle.

La ReSkin promette di essere sottilissima, ultrasensibile e alla portata di tutte le tasche. Secondo i suoi ideatori, le applicazioni principali saranno in campo industriale e nel mondo del metaverso.

Non giriamoci intorno: uno degli impieghi più gettonati della ReSkin sarà sicuramente nell’ambito del sesso virtuale. Sarà un bene per i rapporti a distanza, oppure un male per le relazioni dal vivo? Finiremo per preferire un partner artificiale a uno reale? Noi Garderners non siamo così disfattisti, ma di sicuro un qualche impatto nella sfera dell’intimità ci sarà.

Il metaverso Stargarden

Anche nell’universo cybernature di Stargarden esiste il metaverso. Come in “Snow Crash”, può essere raggiunto sia tramite dispositivi privati che attraverso terminali pubblici.

Jo Jo Nishimura, protagonista del romanzo di apertura “Dark Ghost“, spesso ricorre a questo spazio virtuale per rivivere le atmosfere della sua infanzia trascorsa nel Sol Levante. Per lui il metaverso riveste un significato particolare, perché è l’unico modo che ha per passeggiare nuovamente tra i ciliegi fioriti, ormai scomparsi da Gaia (la Terra del futuro).

Ouverture dell’edizione illustrata di “Dark Ghost”

Se volete immergervi con lui nelle atmosfere futuristiche di Gaia e negli ambienti virtuali del suo metaverso nipponico, non vi resta che dare un’occhiata alla trama del romanzo!

Come dicono i nostri personaggi… «Ad lucem» a tutti!

La Redazione di Stargarden Universe.

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