Dieselpunk, cyberpunk e steampunk: tutte le differenze

Nomi simili, ma stili (molto) diversi: impariamo le caratteristiche di dieselpunk, cyberpunk e steampunk

Cari StarSeeds, oggi il nostro viaggio all’interno dei sottogeneri della fantascienza prosegue con una tripletta d’eccezione: esploreremo il dieselpunk, il cyberpunk e lo steampunk. Tre filoni accomunati dal -punk finale, ma molto differenti tra loro.

Sintetizzando al massimo, possiamo anticipare che il dieselpunk e lo steampunk condividono l’appartenenza alla corrente del retrofuturismo; mentre il primo si concentra nel lasso di tempo tra la Prima guerra mondiale e gli anni Cinquanta, il secondo è focalizzato nelle ambientazioni ottocentesche o inerenti al primo Novecento.

Il cyberpunk, invece, esplora i possibili sviluppi futuri nel campo dell’hi-tech, descrivendoli con quell’approccio complesso e ambivalente che William Gibson ha chiamato “il postmoderno sublime”.

Se volete approfondire tutte queste tematiche, non vi resta che continuare a leggere!

Dieselpunk

Come si può facilmente intuire, il termine deriva da “diesel-” più “-punk”: quest’ultima parola, come era già avvenuto con lo steampunk, è un richiamo (quasi scherzoso) al cyberpunk.

Il termine, coniato nel 2011, nasce nell’ambito dei giochi di ruolo. Fu infatti usato per presentare “Children of the Sun“, il role-playing game da tavolo ideato da Lewis Pollak.

La caratteristica saliente del genere è la suggestione delle prime macchine azionate a motore diesel, che soppiantarono i motori a vapore. Questa tecnologia ricevette una grandissima spinta con la Prima guerra mondiale, quando si diffusero le navi e le locomotrici diesel.

Tuttavia, non bisogna pensare che la presenza o meno di un mezzo a locomozione diesel sia la discriminante tra steampunk e dieselpunk. Lo scrittore di fantascienza Scott Westerfeld sostiene che il punto di divisione consiste nel momento “in cui la modernità passa dall’essere ottimista all’essere pessimista”, ovvero la Prima guerra mondiale. L’immaginario dieselpunk è quindi più cupo e maggiormente influenzato dai conflitti globali.

Uno dei più importanti romanzi del genere è ritenuto proprio “Leviathan” di Westerfeld, anche se l’autore lo inquadra più nello steampunk (per i motivi sopra citati). Possono essere considerati dieselpunk anche romanzi scritti prima del 2011, ad esempio grandi classici come “La svastica sul sole” di Philip K. Dick.

Cyberpunk

Il termine cyberpunk è stato introdotto nel 1983 dallo scrittore statunitense Bruce Bethke, che l’ha usato per intitolare il racconto “Cyberpunk” nella rivista “Amazing stories“. Un anno dopo ha debuttato uno dei romanzi cardine del genere: “Neuromante” di William Gibson.

Questa corrente letteraria è stata così importante da aver influenzato anche molti altri ambiti artistici, come la moda (pensiamo alla collezione “Nostalgia of Mud” di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren e all’“Hiroshima chic” di Rei Kawakubo), il gaming (“Cyberpunk 2027”), il cinema (“Robocop”, “Matrix”, “Mynority Report”, “Blade runner”, solo per citarne alcuni) e l’animazione (“Akira”, “Battle Angel Alita”, “Ghost in the Shell”, “Cowboy Bebop”, “Psyco-Pass”…).

Nel 1992, in ambito letterario, c’è poi stato un punto di svolta: la pubblicazione di “Snow Crash” di Neal Stephenson, che ha segnato il passaggio dal cyberpunk al postcyberpunk. Per saperne di più vi consigliamo l’articolo “Sottogeneri della fantascienza: il postcyberpunk“.

Steampunk

La parola “Steampunk” debutta in letteratura tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, come variante di “cyberpunk” (“steam” vuol dire vapore).

Non c’è univocità nelle interpretazioni, ma si ritiene comunemente che sia stata coniata dallo scrittore di fantascienza K. W. Jeter, intenzionato a raggruppare sotto la stessa macro-categoria le sue opere, quelle di James Blaylock e quelle di Tim Powers (tutte di ambientazione ottocentesca).

Il primo romanzo che rese popolare il genere è “La macchina della realtà“ di William Gibson e Bruce Sterling, pubblicato nel 1990.

Lo steampunk trae ispirazione dal modo in cui il futuro è stato vagheggiato nelle epoche passate, in particolare nel periodo vittoriano. Macchine a vapore, dirigibili, ingranaggi a orologeria e robot meccanici sono esempi di elementi tipici di questo filone. Per l’immaginario del genere sono fondamentali autori quali Jules Verne, Edward Page Mitchell, H. G. Wells e Sir Arthur Conan Doyle.

Se volete approfondire l’argomento, vi rimandiamo all’articolo “Steampunk: cos’è? Significato e consigli di lettura“.

Dieselpunk, cyberpunk e steampunk: quale preferite?

Come abbiamo avuto modo di vedere, non sempre incasellare un’opera in un determinato genere è così semplice e immediato… basti pensare che il romanzo ritenuto più rappresentativo del dieselpunk, in realtà, secondo il suo autore appartiene invece allo steampunk!

Più che di generi, sarebbe quindi corretto parlare di estetica, immaginario e suggestioni. C’è chi è più attratto dalle tecnologie nate durante le grandi guerre, chi sogna di volare in un dirigibile e vestirsi come un dandy dell’Ottocento, chi è affascinato dalle città psichedeliche e ipertecnologiche del futuro. Voi da che parte state?

Noi Gardeners siamo lettori onnivori e apprezziamo tutti i sottogeneri della fantascienza, però abbiamo una predilezione particolare per il cyberpunk, come dimostrano i look dei nostri personaggi! Ecco, ad esempio, come si presenta la nostra bellissima “cyberpunk girl” Keva:

Keva debutterà in “Dark Blossom”, il secondo volume legato all’ambientazione di Stargarden Universe. Nell’attesa di conoscerla, potete iniziare a familiarizzare con il mondo di Gaia (la Terra del futuro) leggendo “Dark Ghost“, l’opera che inaugura la saga! Jo Jo, Adela, Dex, Mike e tutti gli altri personaggi sono impazienti di conoscervi!

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