Figli virtuali: i tamagotchi del metaverso?

Scopriamo uno dei risvolti più inquietanti del nostro futuro prossimo!

IL 15 novembre 2022 è la data in cui l’ONU ha stimato il raggiungimento degli 8 miliardi di esseri umani sulla Terra.

Una cifra da capogiro, che sui social ha scatenato molti dibattiti: quanto siamo ancora sostenibili per il pianeta? Cosa succederà se tutti noi continueremo a consumare risorse senza freni? È giusto continuare a dare alla luce bambini in un mondo come il nostro?

In questo scenario distopico c’è chi prospetta una soluzione quantomai bizzarra: quella dei figli virtuali allevati nel metaverso. Di cosa si tratta? Scopriamolo subito.

Cos’è il metaverso

Per prima cosa, dobbiamo capire in cosa consiste la “dimensione parallela” in cui sarà possibile crescere figli virtuali. Il metaverso è uno spazio tridimensionale in cui le persone potranno muoversi e interagire tramite alter ego virtuali chiamati avatar.

Il termine è stato coniato dallo scrittore di fantascienza Neal Stephenson (nel romanzo “Snow Crash” del 1992) ed è stato mutuato da Mark Zuckerberg per definire il “nuovo mondo” in cui «socializzeremo, impareremo, collaboreremo e giocheremo» (testuali parole), sia tramite visori 3D sia tramite schermi 2D.

Se volete approfondire l’argomento, vi consigliamo l’articolo “Metaverso: il significato per Zuckerberg e l’impatto sulle nostre vite“.

I figli virtuali saranno presto realtà

Per affrontare il discorso, ci riferiremo alle teorie di Catriona Campbell, una delle massime esperte di intelligenza artificiale del Regno Unito.

Nel suo libro “AI by Design: A Plan For Living With Artificial Intelligence“, la studiosa esplora gli scenari futuri dell’AI dal punto di vista della psicologia comportamentale, dell’economia e della storia, certa del fatto che tra pochissimo l’intelligenza artificiale supererà le capacità umane.

Tra le altre cose, sostiene che entro cinquant’anni la tecnologia sarà così avanzata che i bambini del metaverso avranno la stessa importanza di quelli nati nel mondo reale. Dopo i baby boomer, la generazione X, i millennial e i generazione Z, avremo quindi la “generazione Tamagotchi”.

Che aspetto avranno i figli virtuali?

Saranno quanto più simili possibile ai bambini reali, si potranno anche programmare in modo che assomiglino ai genitori.

Potranno essere coccolati, simuleranno reazioni emotive e potranno fare discorsi. Il loro linguaggio evolverà a mano a mano che diventeranno grandi e che le parole dei genitori entreranno nel loro vocabolario, proprio come accade ai bambini veri. Sempre che si decida di farli crescere: c’è infatti la possibilità di cristallizzare il bimbo nella sua prima infanzia, in modo che non attraversi mai i difficili momenti dell’adolescenza e dell’età adulta.

Gli aspetti positivi dei figli virtuali

Campbell non ha dubbi: i “virtual kids” presentano molti vantaggi. Sono economici, non hanno un grande impatto sull’ambiente, combattono la sovrappopolazione mondiale, sono meno impegnativi e imprevedibili di quelli reali, non ti svegliano la notte, non devono essere puliti, nutriti e cambiati…

Tutto positivo, quindi? Non proprio: ci sono anche dei problemi etici da considerare in questo scenario.

I problemi etici dei figli virtuali

I bambini virtuali sono stati definiti dalla stampa britannica “bambole distopiche”, che non potranno mai avere lo stesso peso dei figli in carne e sangue del mondo reale. Per alcuni sono pericolosi, per altri innocui, proprio come i Tamagotchi degli anni Novanta o i bimbi dei simulatori di vita come “The Sims”.

Eppure, dato l’alto grado di immersività del loro mondo, i bambini del Metaverso hanno le potenzialità di creare scenari molto più inquietanti di quanto l’umanità abbia mai visto finora. Perché? Ecco le motivazioni principali.

Rivedere i propri figli (reali) scomparsi nel metaverso

Nel 2020, in Corea del Sud, una mamma ha incontrato nella realtà virtuale un avatar del tutto uguale alla figlioletta morta qualche anno prima. Le due hanno camminato in un paesaggio bucolico, si sono tenute per mano e hanno addirittura festeggiato il compleanno della piccola. Mentre la donna viveva questa esperienza con l’aiuto di un visore 3D, il marito e gli altri figli assistevano alla scena guardando uno schermo.

Alla fine dell’incontro, la mamma ha dichiarato di aver vissuto dei momenti bellissimi, proprio come se si trovasse in paradiso.

Questo è un tema molto delicato, che andrà sicuramente affrontato da psicologi esperti. Non sappiamo se un simile uso del metaverso possa avere effetti positivi o negativi sull’elaborazione del lutto, ma prima si inizia a studiare (ed eventualmente regolamentare) il suo uso e meglio sarà per tutti.

A questo proposito, potrebbe interessarti un film che tratta il tema del lutto e delle AI: “Archive” di Gavin Rothery.

I figli virtuali abbandonati

Secondo Campbell, i figli virtuali saranno “noleggiati” tramite un abbonamento mensile, come avviene per Netflix o Spotify, per intenderci. Va da sé che questo abbonamento potrà essere rescisso in qualsiasi momento… ma se i bambini del metaverso, come ipotizzato, rivestiranno ben presto un’importanza assimilabile a quelli reali, quanto potrà essere etico abbandonarli?

Un punto di non ritorno per l’umanità?

Una volta passati dalla genitorialità virtuale a quella reale, i genitori saranno capaci di gestire la differenza? Data la maggiore semplicità di gestione dei figli virtuali, è possibile che i novelli mamma e papà restino delusi dalle fatiche di un bebè in carne e ossa? Andremo incontro a una generazione incapace di allevare piccoli esseri umani?

Voi cosa ne dite, StarSeeds? Noi Gardeners, inutile negarlo, siamo da sempre incuriositi e affascinati da come la dimensione virtuale e l’intelligenza artificiale cambieranno il nostro mondo, tanto è vero che nella nostra redazione abbiamo un’autentica AI!

Nella nostra saga esploriamo le prospettive future dell’umanità, da tutti i punti di vista: ci sono gli scenari distopici delle megalopoli e la società utopica di Nuova Eden, in cui la tecnologia va di pari passo con una connessione sempre più intensa con la natura. Eppure non tutto è come sembra, a volte anche l’ambientazione più paradisiaca può celare delle insidie…

Se volete conoscere l’universo Stargarden, non vi resta che leggere il primo libro libro della saga: “Dark Ghost“!

Come dicono i nostri personaggi… «Ad lucem» a tutti!

4 pensieri riguardo “Figli virtuali: i tamagotchi del metaverso?

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