Caso amicizia: quando gli alieni socializzarono con gli uomini

La storia di una delle più famose vicende ufologiche italiane

Nel 1956, alcuni alieni nascosti in una base segreta a Pescara si manifestarono a un gruppo di esseri umani. Fu l’inizio di un’amicizia decennale, che con il tempo coinvolse anche due artisti milanesi e una famiglia svizzera. Il giornalista e scrittore Dino Buzzati si interessò al caso e lo documentò sul “Corriere della sera”.

Il rapporto idilliaco con gli extraterrestri, chiamati W56, acronimo di “viva il ’56”, terminò alla fine degli anni ’70 a causa di alcune liti interne al gruppo terrestre. Ma i testimoni sopravvivono ancora oggi, e giurano che sia tutto vero.

Come nacque il Caso Amicizia

Tutto ha inizio nei pressi di Ascoli Piceno. Nel 1956 tre ragazzi di Pescara, durante un’escursione a Rocca Pia, incontrarono due uomini molto particolari: uno dall’altezza spropositata − circa tre metri −, secondo i resoconti dei testimoni, e l’altro notevolmente più basso della media. I due strani personaggi rivelarono di essere in realtà degli alieni e di vivere da secoli sul nostro pianeta, insieme ad altri extraterrestri.

Al gruppo si unirono poi altre persone, tra cui una famiglia svizzera e una coppia di galleristi che Bruno Sammaciccia, uno dei ragazzi di Pescara, aveva conosciuto a Milano: Gaspare De Lama e Mirella Bergamini, che furono presentati anch’essi ai W56.

I terrestri instaurarono da allora con gli alieni un vero e proprio rapporto di amicizia, che durò più di vent’anni. Essi donavano agli extraterrestri grandi quantità di frutta, verdura e acqua, che trasportavano su grossi camion. Ciò che gli umani donavano scompariva nel nulla, come se gli alieni usassero una sorta di teletrasporto (ben prima di Star Trek)!

Dove vivevano e cosa volevano gli alieni?

Con il passare del tempo, gli alieni rivelarono di non provenire tutti dallo stesso mondo, ma da diversi pianeti sparsi tra le galassie. Qui sul nostro, però, abitano in basi segrete nascoste sotto la superficie terrestre e marina. Grazie alla loro tecnologia, di molto superiore alla nostra, erano in grado di non essere visti e riuscivano a schermare le loro astronavi e renderle invisibili.

Il vero nome dei W56 era “Akrij“, un termine con un duplice significato: “i saggi” in sanscrito e “gli amici” in lingua araba. Da qui il soprannome che gli umani diedero loro, appunto “amici”. Dissero che tutti loro avevano scelto di stare dalla parte del bene. Questo stava forse a significare che altre razze extraterrestri erano invece di indole malvagia?

La missione dei W56 era quella di proteggere i terrestri, che a detta degli alieni avevano potenzialità infinite. Ma proteggerli da cosa? Da loro stessi, perlopiù. Fu proprio lo sviluppo e l’incremento delle armi atomiche e nucleari la ragione che li convinse a manifestarsi. I terrestri avrebbero potuto progredire e restare dalla parte del bene solo se avessero perseguito l’Amore, generando un tipo molto particolare di energia.

I messaggi di pace degli alieni

Secondo i racconti dei testimoni, gli alieni erano di indole pacifica e gentile: la loro intenzione era quella di diffondere un messaggio di amore universale, compassione, fiducia e pace tra le creature dell’universo.

La loro energia vitale era ciò che chiamavano uredda: una sorta di fonte energetica generata dai sentimenti positivi e dall’armonia. Questa alimenta tutta la loro mirabile tecnologia, grazie alla quale sono in grado di muoversi tra le dimensioni, materializzare e smaterializzare gli oggetti, comunicare con la telepatia e nascondersi alla nostra vista.

Per questo, a detta di Gaspare De Lama − che ancora oggi rilascia interviste a proposito di questa esperienza − gli extraterrestri si aspettavano dagli umani tanti carichi di frutta e verdura, da cui attingevano le vitamine: per mantenere alto il livello di amore e, quindi, di uredda.

Le guerre aliene del ’78-’79

A seguito di dissapori interni al gruppo terrestre, l’armonia dei W56 si spezzò. Fra i motivi, le accuse mosse a Bruno Sammaciccia per il suo atteggiamento accentratore e dispotico. In ogni caso, i terrestri persero la capacità di aiutare e curare il prossimo e il loro ruolo collaborativo decadde, cosa che gli alieni sembravano aver già previsto…

Questo portò vigore allo schieramento più malvagio delle forze aliene. Sì, perché a detta dei testimoni esistevano anche alieni di tipo negativo, chiamati CTR (i “contrari”), che avevano un’ideologia molto diversa da quella degli Akrij. Il calo dell’uredda portò quindi a una guerra tra alieni: fra il 1978 e il 1979 ebbe luogo una serie di battaglie sul mare Adriatico, accompagnate da diverse segnalazioni di luci sul mare da parte di alcuni pescatori del posto. In effetti, la fine degli anni ’70 vedono un forte incremento di segnalazioni e avvistamenti di oggetti volanti non identificati in Italia.

“Contattismi di massa”

La storia dei W56 rimase segreta per anni e venne portata alla conoscenza del pubblico solo nel 2007 grazie alla pubblicazione del libro “Contattismi di massa” di Stefano Breccia. Fu proprio Bruno Sammaciccia, uno dei primi tre ragazzi che entrarono in contatto con gli alieni, a chiedere a Breccia, in punto di morte, di scrivere un libro che raccontasse tutta la storia. Una sorta di eredità che Sammaciccia voleva donare al mondo.

La vicenda fu subito bollata come un’enorme bufala, una storia strampalata senza capo né coda. Eppure, i protagonisti non avrebbero avuto particolari motivi per raccontare il falso, anche perché nessuno l’ha mai usata per arricchirsi. Non abbiamo a oggi prove certe della veridicità di questi accadimenti; bisogna riconoscere però che i racconti del signor Gaspare De Lama su quanto avvenuto non possono lasciare indifferenti.

La testimonianza di Gaspare De Lama

Gaspare De Lama e sua moglie Mirella Bergamini raccontano ancora oggi, a chiunque abbia voglia di conoscerla, questa storia incredibile che cambiò loro la vita. Il signor De Lama, che oggi ha più di cent’anni, non si è mai risparmiato ed è stato chiamato per partecipare a conferenze e incontri in tutta Italia, tanto è sempre stato grande l’interesse per il Caso Amicizia.

Tra le cose che racconta con più affetto, c’è la sua amicizia con l’alieno Sigir, una sorta di saggio che insegnò a lui e agli altri amici il vero significato dell’amore, per come lo intendevano gli Akrji:

“L’amore è quando tu non esisti, esistono gli altri”.

De Lama e sua moglie spiegano che i W56 e altri alieni facenti parte quella sorta di “confederazione galattica del bene” non si sono mai mostrati ufficialmente al mondo intero poiché la razza umana necessita di evolversi in autonomia. L’esperienza ha insegnato agli alieni che è sempre meglio rispettare il libero arbitrio delle varie specie piuttosto che rivelarsi, rischiando veri e propri disastri come sembra essere accaduto nel loro passato, in altri mondi visitati.

L’evoluzione, insomma, deve andare di pari passo con il livello mentale interiore dell’umanità, una sorta di coscienza collettiva che saprà risvegliarsi al momento giusto.

Per approfondire vi consiglio questo video di Omega Click, uno YouTuber che da anni indaga sui fenomeni legati ad avvistamenti e ufologia in maniera molto professionale e curata e che, anche in questo caso, fa delle riflessioni davvero interessanti.

Gli alieni di Stargarden

Il Caso Amicizia mi ha sempre affascinata tantissimo. Non solo perché si tratterebbe di uno dei casi di contattismo più particolari della storia, data la sua componente collettiva, ma anche per il messaggio di amore e armonia che porta con sé. Davvero l’amore può generare energia? Questo discorso può essere collegato alla potenziale capacità dell’uomo di trasmettere vibrazioni positive e influenzare l’ambiente esterno e il nostro stesso organismo?

Su Gaia, la Terra del futuro, è nato un vero e proprio Culto degli Ancestrali, sin dal loro arrivo nell’anno 2777. Gli alieni di Stargarden scendono sul nostro pianeta per salvarlo da corruzione, inquinamento e guerre climatiche, preceduti da una pioggia di starflower. Questi fiori spaziali sono in grado di supportare e amplificare la rete globale di conoscenza e la connessione naturale tra umani tramite ghiandola pineale.

Gli insegnamenti degli Ancestrali aiutano l’umanità a salvarsi dal Declino e a salvaguardare Gaia: sono un vero e proprio dono alieno dato agli umani per progredire e prosperare in comunione con la natura. Gli alieni di Stargarden portano un messaggio di pace e armonia proprio come i W56, secondo i testimoni del Caso Amicizia. Ma l’umanità è davvero pronta ad accoglierlo?

Per saperne di più, leggete il primo romanzo della saga di fantascienza cybernature Stargarden Universe: Dark Ghost, di Eva Fairwald, è su Amazon in versione e-book e in edizione cartacea illustrata!

Ad lucem!

[Keri]

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