Ghiandola pineale e terzo occhio: quale correlazione c’è?

Alla scoperta della ghiandola che produce la “molecola di Dio”

La ghiandola pineale, o epifisi (dal greco ἐπίϕυσις, derivato di ἐπιϕύω «crescere sopra»), è una parte del nostro cervello nota fin dai tempi più antichi.

Il primo a descriverla fu Galeno (129-201 circa), che la chiamò così per la somiglianza con una piccola pigna. Successivamente, Cartesio la definì «la sede dell’anima e il luogo dove si fanno tutti i nostri pensieri» all’interno di varie epistole scritte nel 1640.

In ambito metafisico, l’epifisi è stata identificata con il sesto chakra (Ajna) della tradizione religiosa indiana. Ma quale correlazione c’è tra ghiandola pineale e terzo occhio? Scopriamolo subito.

Cos’è il sesto chakra

Il sesto chakra, detto anche “chakra del terzo occhio” simboleggia tutto ciò che riguarda l’intuizione, l’immaginazione e la consapevolezza. È collegato a tutti gli organi in prossimità della fronte, in particolare agli occhi e al sistema nervoso centrale. Secondo la tradizione indù, la sua energia rappresenta il nostro io interiore illuminato, ci permette di sviluppare l’intuito e quindi ci rende più lungimiranti e ricettivi alle premonizioni.

Alcune dottrine religiose ed esoteriche ritengono che il “terzo occhio” sia un organo in grado di percepire realtà non raggiungibili attraverso i normali cinque sensi. Si crede che sia posizionato appena sopra la radice del naso, oltre le sopracciglia, in un punto centrale della fronte chiamato ajna (in sanscrito).

Questo “occhio interiore” è ciò che ci permetterebbe di sperimentare il cosiddetto sesto senso, in particolare attraverso fenomeni come la chiaroveggenza o le esperienze extracorporee, e di varcare la soglia che ci separa dai piani di coscienza superiori.

Come capire se si è aperto il terzo occhio?

Esistono esercizi specifici di meditazione e concentrazione per imparare ad “aprire” il terzo occhio nella maniera corretta. I segnali che questa apertura possa essere avvenuta davvero sembrano essere ben riconoscibili:

  • Innanzitutto, si dovrebbe percepire una leggera pressione proprio al centro della fronte, nel punto esatto in cui si trova il terzo occhio;
  • dovremmo poter sperimentare anche uno sviluppo dell’intuizione e della saggezza, con una particolare capacità di prevedere le cose prima che accadano;
  • la sensibilità alla luce e ai colori dovrebbe essere maggiore, a simboleggiare il nostro “cambio di prospettiva”;
  • potrebbe manifestarsi un leggero mal di testa, come conseguenza della concentrazione di energia nella ghiandola pineale che provocherebbe una pressione nel punto esatto della comparsa del terzo occhio;
  • ci si potrebbe accorgere di un avvenuto cambiamento nella propria vita, in particolare riguardo alla propria saggezza, a un generale atteggiamento positivo e a comportamenti più sani;
  • ci si potrebbe rendere conto che i propri sogni non sono più vaghi e indistinti, ma cristallini; si dovrebbe addirittura poterli controllare mentre si sogna;
  • molti accadimenti dovrebbero a questo punto avere un filo che li lega l’uno all’altro: si manifesterebbero le cosiddette sincronicità, con eventi che si completano e cerchi che si chiudono per uno scopo preciso e non come semplici coincidenze;
  • a questo punto, si dovrebbe cominciare a percepire un cambiamento continuo del proprio sé, verso atteggiamenti meno inflessibili e anzi più aperti e tolleranti, anche del mondo che ci circonda.

Ghiandola pineale e terzo occhio

A livello anatomico, il terzo occhio risulta essere collegato alla ghiandola pituitaria (ipofisi), che esercita la sua influenza su tutte le altre ghiandole endocrine. Spesso viene invece identificato con la ghiandola pineale (epifisi), che è situata nell’encefalo, al centro della scatola cranica.

Questa ghiandola endocrina regola il nostro ritmo circadiano interiore di sonno-veglia e riceve informazioni fotosensoriali dalla retina, sotto forma di impulsi elettrici che attraversano i canali neuronali. Secerne alcuni importanti neurotrasmettitori di cui parleremo ampiamente nei paragrafi successivi.

La teosofa russa Helena Petrovna Blavatsky è stata la prima ad aver identificato il terzo occhio con la ghiandola pineale, inserendo la correlazione nella dottrina della Società Teosofica. Secondo la filosofa, la presenza di quest’organo nell’uomo moderno rappresenta la traccia atrofizzata del cosiddetto “occhio di Shiva” degli induisti, responsabile della visione spirituale.

Cosa succede se si attiva la ghiandola pineale?

La ghiandola pineale produce una serie di ormoni neurotrasmettitori, quali la melatonina, la dimetiltriptammina e la pinealina.

La melatonina viene prodotta dai pinealociti a partire dalla serotonina; viene sintetizzata in assenza di luce dalla nostra ghiandola pineale, soprattutto nelle ore centrali della notte. In farmacologia viene usata per combattere l’insonnia e ridurre i disturbi del cambiamento di fuso orario.

La dimetiltriptammina, oltre a essere presente nel fluido cerebrospinale degli esseri umani, si trova anche in natura: è contenuta nella mimosa, nell’acacia, nel Desmodium, nelle graminacee del genere Phalaris e in molte altre piante e funghi. Ha funzioni del tutto analoghe a melatonina e serotonina, il cosiddetto ormone del buonumore, e viene prodotta dalla nostra amica a forma di pigna durante la fase REM del sonno.

La pinealina è un ormone neurotrasmettitore simile alla melatonina, nonché un potenziale radicale libero antiossidante. Si crede che questa molecola abbia un ruolo fondamentale nelle esperienze dei cosiddetti sogni lucidi, durante i quali si è consapevoli di sognare.

La melatonina e gli altri neurotrasmettitori citati sono quindi necessari al nostro organismo per aumentare le difese immunitarie, migliorare l’umore, regolare il sonno, generare energia fisica che ci permette di resistere alla fatica ed è utile anche per la sua azione antiossidante, che ci aiuta a combattere l’invecchiamento.

Oggi sappiamo che la ghiandola pineale va incontro a un processo di calcificazione, che inizia già dopo la pubertà. Nel corso degli anni si formano dei veri e propri cristalli di fosfato (la cosiddetta sabbia cerebrale) a causa dell’accumulo di fluoruro nella ghiandola, che si indurisce e produce quantità inferiori di melatonina. Per questo i cicli del sonno finiscono per alterarsi maggiormente con l’invecchiamento.

Per tutti questi motivi sembra opportuno aiutare la nostra ghiandola pineale a rimanere sempre attiva per permetterle di rilasciare queste importanti sostanze.

COME attivare la ghiandola pineale

Ecco alcuni suggerimenti pratici per stimolare l’attivazione della ghiandola pineale:

  • Stare il più possibile alla luce del sole durante il giorno.
  • Non trascorrere troppo tempo davanti agli schermi a LED retroilluminati, come PC o smartphone, in particolare prima di andare a dormire.
  • Rispettare le ore di sonno e cercare di farle corrispondere alle ore di buio.
  • Non alterare le fasi buio/luce, per esempio con il jet-lag o a causa di lunghe insonnie notturne.
  • Mantenere delle abitudini regolari, cercando di coricarsi e svegliarsi sempre agli stessi orari.
  • Prima di andare a dormire, può essere utile bere un bicchiere di latte: contiene un aminoacido, il triptofano, necessario per la produzione di melatonina. 

Inoltre, è bene ricordare l’esistenza di specifici esercizi di meditazione e rilassamento che favoriscono l’attivazione dell’epifisi, in particolare le pratiche del Kundalini Yoga.

La molecola di Dio

“C’è nel cervello una piccola ghiandola in cui l’anima esercita le sue funzioni più specificamente che non nelle altre parti.”

R. Descartes, Le passioni dell’anima, 1649

Cartesio definì la ghiandola pineale “la sede dell’anima”.

Scriveva anche:

“Mi sono convinto che l’anima non può avere in tutto il corpo altra localizzazione all’infuori di questa ghiandola, in cui esercita immediatamente le sue funzioni. Perché ho osservato che tutte le altre parti del nostro cervello sono doppie”.

Come denotato da Cartesio, tutta la struttura dell’encefalo possiede un emisfero destro e uno sinistro, a eccezione dell’epifisi, che non possiede un duplicato. Molte altre tradizioni e religioni antiche la consideravano la sede dello spirito, e la sua forma sembra essere riprodotta in maniera sorprendentemente simile nel geroglifico dell’Occhio di Horus.

Sono solo suggestioni o c’è un fondo di verità?

In effetti, la dimetiltriptammina, che la nostra ghiandola pineale produce giornalmente, viene anche chiamata la “molecola di Dio” o “molecola dello spirito”.

La DMT è uno degli psichedelici più potenti al mondo: gli sciamani la utilizzavano durante i rituali per entrare in contatto con gli spiriti. Estraevano la sostanza da alcuni vegetali, come la linfa degli alberi Virola, parenti della noce moscata, o tramite la macinazione e tostatura dei semi di Anadenanthera peregrina, un albero della famiglia delle Leguminose.

I popoli amazzonici utilizzano tuttora la DMT presente nel celebre ayahuasca, un decotto allucinogeno, per indurre stati di coscienza alterata e visioni durante cerimonie religiose e rituali.

Viene usata anche per scopi terapeutici: sembra che la DMT sia un valido supporto nel trattamento delle dipendenze da sostanze stupefacenti, alcool e tabacco, nella riduzione dei sintomi dell’ansia e nelle terapie per i disturbi mentali in cui si sospetta un deficit del metabolismo della serotonina, come depressione e schizofrenia.

Le proprietà psicotrope della DMT sono in grado di aprire un varco verso altri mondi: dell’incoscienza, o del divino, questo non è ancora possibile definirlo. La nostra ghiandola pineale la secerne in dosi massicce quando veniamo alla luce e quando chiudiamo gli occhi per l’ultima volta. Parlando di fantascienza, questa evidenza scientifica potrebbe avere una spiegazione spirituale?

Ghiandola pineale, terzo occhio e universo Stargarden

Nell’universo Stargarden, la ghiandola pineale ha un’importanza centrale. La ritroverete spesso citata nei romanzi della serie: su di essa abbiamo basato una bella fetta del mastodontico worldbuilding stargardeniano, che ci aiuta a dare originalità alla nostra saga di fantascienza cybernature.

Durante la loro discesa sul pianeta, gli alieni Ancestrali rivelano il loro messaggio di armonia, simbiosi con la natura e connessione fra tutti gli esseri viventi, riattivando la ghiandola pineale degli abitanti di Gaia, ormai calcificata. Rinasce così l’abilità degli esseri umani di connettersi spiritualmente e mentalmente tra loro, accedendo anche a una rete globale di conoscenza, una sorta di mente collettiva ipotizzata anche da Teilhard de Chardin con la sua Noosfera.

In Stargarden la connessione neurale naturale, con le capacità a essa legate che richiamano quelle mistiche del terzo occhio, è necessaria per garantire la prosperità del pianeta sempre nel rispetto della natura.

I cittadini della neonata Gaia dovranno però imparare a utilizzarla, quindi non sarà ancora alla portata di tutti; soprattutto, non porterà vantaggi a chi invece vorrebbe prosperare con una connessione artificiale, sempre incentrata sull’uso della ghiandola pineale, ma molto più remunerativa.

Lo sblocco della ghiandola pineale è quindi indispensabile su Gaia, sia per i fautori della connessione artificiale, sia per i difensori di quella naturale: viene favorito tramite cerimonie ad hoc, le Lustratio, ed è spesso aiutato da essenze o bevande prodotte dagli starflower, i fiori spaziali che gli Ancestrali hanno donato all’umanità per aiutarla a uscire dal Declino.

L’estrazione di sostanze dagli starflower e i loro impieghi più svariati nella Biotecnologia Vegetale sono un punto focale di “Dark Blossom”, il prossimo romanzo della saga (presto in arrivo!). Il progetto Keskil, nato dalla mente dello scienziato floricoltore Cosmos, riguarda proprio gli esperimenti effettuati su alcune cavie biosintetiche molto particolari.

Siete curiosi di saperne di più?

Cominciate a catapultarvi nel futuro e a conoscere i segreti dell’universo Stargarden leggendo il primo romanzo della serie, “Dark Ghost” di Eva Fairwald, che trovate sia in versione e-book, sia in edizione cartacea con illustrazioni!

Ad lucem!

[Keri]

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